De Gregori, l'intervista al Corriere della Sera e le opinioni che valgono come quelle di un uomo qualunque

Tutti esaltati per De Gregori. Ma perché?

Per capire lo stato in cui versa la politica italiana, per capire come si parli di politica in Italia, è sufficiente leggere non già l'intervista a Francesco De Gregori del Corriere della Sera – quella è un'intervista, De Gregori dà le sue opinioni, che dovrebbe fare? Parlare di quelle di qualcun altro?

No. E' sufficiente leggere le reazioni scomposte che si scatenano, per esempio, su Twitter.


Sembra che abbia parlato un guru, un grande analista, sembra che abbia esternato un teorico politico da cui dipendono i destini del Paese, uno con all'attivo saggi e illuminanti dissertazioni sulla condizione politico-sociale italiana. Invece, ha parlato De Gregori che, non me ne voglia, ha un repertorio musicale splendido ma, per quel che mi riguarda, ha una visione politica che non vale né più né meno di quella di Angelo, uno dei frequentatori di uno dei bar che frequento per scrivere ascoltando anche cosa dice "la gente".

Il fatto di essere un cantautore stimato non ti dà la patente di grande saggio. Te la dà solo in Italia.

Ma attenzione: te la dà solo se critichi la sinistra. Ma soprattutto, te la dà soltanto se critichi la sinistra in un certo modo. Non cadrò nella trappola di commentare l'intervista. Ma commenterò le reazioni.

Si esaltano i renziani, gli Antonio Polito, i terzisti, i Francesco Costa. Si esaltano per frasi come questa:

«È un arco cangiante che va dall'idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del "politicamente corretto", una moda americana di trent'anni fa, e della "Costituzione più bella del mondo". Che si commuove per lo slow food e poi magari, "en passant", strizza l'occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me».

Frasi che appartengono a una generazione vecchia, che non solo non ha capito niente delle piste ciclabili, ma non gli entra nemmeno in testa che cosa significhi "No Tav". Frasi che esaltano chi ha abbandonato la sinistra per il liberismo sinistro, quello peggiore di tutti, quello che porta alle larghe intese e che strizza l'occhio a un mondo che non mette mai al centro la società e i beni primari di tutti gli individui ma che da un lato perde tempo con snobistiche dissertazioni pseudoreazionarie che vengono spacciate per rivoluzionarie, e dall'altro non riesce proprio a ficcarsi nel cervello il fatto che se non funzionano i servizi pubblici essenziali non ha senso gettare miliardi di euro nei rifiuti di un'inutile linea ferroviaria ad alta capacità per le merci in nome di un falso progressismo neoliberista cui non credono più nemmeno i Chicago Boys (credono ad altre cose, altrettanto aberranti, per carità).

Insomma.

Commento chi si esalta per le frasi di De Gregori. Come commenterei chi si esaltasse per i moduli da opporre alla Spagna ai mondiali, altro discorso preferito da Angelo, uno dei frequentatori di uno dei bar che frequento per sentire quel che dice la gente.

Francesco De Gregori

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