F35, il Ministro della Difesa Mauro: "non si può tornare indietro"

Il Ministro della Difesa Mario Mauro, audito al Senato, fa il punto sull'acquisto degli aerei F-35: "non si può tornare indietro, abbiamo speso 3 miliardi per la portaerei Cavour"

Torna in auge il dibattito, feroce e complesso, sull'acquisto degli aerei F-35: il ministro della Difesa Mario Mauro, audito al Senato in una seduta congiunta davanti alle commissioni di Difesa, Esteri e Politiche europee, ha spiegato come ormai non si possa tornare indietro sulla decisione presa, non tanto per le penali quanto più per gli investimenti già effettuati.

Per giustificare l'impegno italiano il ministro Mauro ha ricordato che l'Europa conta solamente su due portaerei (dove verrebbero ospitati gli F-35): la francese Charles De Gaulle e l'italiana Cavour, uniche nel loro genere e sulle quali i rispettivi governi hanno già effettuato ingenti investimenti per permettergli di ospitare i nuovi aerei di fabbricazione americana.

"Si dice che se ci ritiriamo dal programma degli F-35 non avremo penali. Ma abbiamo già speso 3 miliardi e mezzo di euro per la portaerei Cavour che dovrebbe ospitare gli F-35 a decollo verticale. Allora non capiremmmo per quale ragione abbiamo speso quei soldi."

Una frase, quella riportata, che ha già scatenato i malpancisti e che farà certamente discutere molto: nonostante anche il Pentagono stia tentando di rimodulare "l'affare" con la Lockheed Martin Corporation (chiedendo uno sconto del 4% sull'acquisto di 71 cacciabombardieri anti-radar, da consegnare in due lotti, 36 aerei con il primo, 35 con il secondo o, in alternativa, la riduzione della commessa da 7 miliardi di dollari) l'Italia va avanti imperterrita lungo la rotta tracciata.

La Commissione Difesa al Senato Usa ha autorizzato il Pentagono ad acquistare solo 29 aerei nel 2014, anche in virtù dei dubbi sulla sicurezza e l'affidabilità di questi costosi giocattoli da guerra: "In Europa ciascuno va per la sua strada" ha spiegato Mauro davanti alle Commissioni: la spesa per la difesa in Europa infatti non è unica nè coordinata fra i 27 Stati membri, cosa che crea una pluralità di eserciti nazionali più piccoli e meno capaci, e con una riduzione di budget costante a livello continentale:

"Se guardiamo ai dati del 2011 i Paesi europei hanno speso nel complesso 29,2 miliardi di euro nell'acquisizione di sistemi ed equipaggiamenti. Di questi solo 7,3 miliardi, pari a circa il 25%, sono andati a programmi di acquisizione condotti in cooperazione fra due o più Paesi dell'Unione. Per la restante parte, ciascuno ha fatte per sé."

Una tendenza che suggerisce una riconfigurazione completa dei piani militari di tutta Europa, stato per stato, che dovrebbe spingere maggiormente su diplomazia e conferenze che non su interventi militari, come è stato ad esempio in Libia con la caduta di Gheddafi.

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