Vertice di maggioranza: cosa si sono detti Monti, Alfano, Bersani e Casini?

Governo Vertice di Maggioranza del 15 marzo 2012

Il vertice di maggioranza del 15 marzo, dopo la pubblicazione della foto dei 4 (Mario Monti, Pierluigi Bersani, Angelino Alfano e Pierferdinando Casini) è entrato nel vivo ed è durato ben 5 ore. Fuori dalla foto di gruppo, hanno partecipato al vertice anche i ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Paola Severino e Giulio Terzi.

Ma cosa ha stabilito, il "gotha" della politica italiana contemporanea? Tanto per cominciare, dobbiamo immaginarci una trattativa svolta sul filo del compromesso.

Stando a quanto si apprende, infatti, ci sarebbe una situazione di stallo sulla governance Rai, tenuta per ultima da Monti: il Pdl vuole procedere alle nomine del cda con la legge Gasparri, il Pd è contrario. Nulla di fatto, dunque. Ci vorrà un altro vertice. E intanto il cda Rai è in scadenza. Nulla di fatto nemmeno sul fronte della crescita.

E allora dove ci si è confrontati? Ma naturalmente sul fronte giustizia, dove tutti incassano qualche concessione e cedono su qualche altro punto. Il Pdl, per dire, ottiene addirittura che si farà una legge sulle intercettazioni tenendo conto delle iniziative parlamentari (insomma, il vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi & Alfano si ripropone e fa breccia anche nel Governo Monti. Si attendono levate di scudi); gli altri vengono accontentati con il ddl anti-corruzione che verrà ampliato con norme relative alla corruzione fra i privati, al traffico delle influenze e alla revisione della pena: accolto dunque l'allarme lanciato dalla Corte dei Conti e le osservazioni dell'Ocse sul costo sociale della corruzione, con possibilità anche di rivedere il reato di concussione.

Equilibrismi anche sulla responsabilità civile dei magistrati: il ministro Severino proporrà una soluzione più equilibrata.

Per quanto riguarda la riforma del lavoro, pare che l'esecutivo abbia incassato il sì dei tre rappresentanti della "maggioranza". Convince la riforma morbida dell'articolo 18 con la distinzione fra licenziamento discriminatorio, disciplinare o economico e con l'accelerazione delle cause di lavoro cui si impegna il Governo.

Altro che clima disteso, come vorrebbe Casini e come si vorrebbe raccontare: l'esito del vertice - almeno, quel che è stato fatto trapelare - suggerisce piuttosto una tensione latente e insanabile che prima o poi dovrà esplodere.

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