Berlusconi, Matteo Renzi fa il tifo per l'assoluzione ma il portavoce smentisce

Il sindaco di Firenze rompe gli indugi sulla sentenza della Cassazione: "la condanna sarebbe un'umiliazione per l'intero Paese. Va sconfitto per via politica, non giudiziaria". Almeno, questo è quel che sostiene Il Giornale di Sallusti. Perché il sindaco smentisce.

Aggiornamento 31 luglio, ore 12:05 - Il portavoce del sindaco di Firenze, Marco Agnoletti, ha rilasciato una dichiarazione nella quale smentisce che Renzi abbia espresso solidarietà a Silvio Berlusconi in relazione alle vicende processuali che volgeranno al termine nelle prossime ore:

"Matteo Renzi non ha mai espresso solidarietà a Slivio Berlusconi nè direttamente nè indirettamente. I processi e le sentenze si rispettano e non si commentano. Il tentativo del direttore Sallusti di dipingere Renzi prima come pugnalatore a tradimento del governo Letta e ora come solidale con Berlusconi merita tutto l'apprezzamento degli appassionati di fiction ma è decisamente fuori dalla realtà."

Non ce l'ha fatta Matteo Renzi a tenersi "il sorcio" in bocca in attesa del verdetto della Cassazione sulla conferma o meno della condanna di Silvio Berlusconi per la compravendita dei diritti Mediaset: alla vigilia del verdetto il sindaco di Firenze auspica, tra le righe, l'assoluzione.

Secondo quanto riportato da Il Giornale Renzi, ancora indeciso se fare il segretario di partito, il candidato premier o il bastian contrario della sinistra italiana, non si augura certamente una conferma della condanna di Silvio Berlusconi, provvedimento che sarebbe una "umiliazione" per l'Italia.

Renzi non ci sta a sottostare alla linea attendista, precariamente silenziosa, nella quale il Pd sta tentando di delineare un destino politico in base alla sentenza della Cassazione: una sorta di "fermi tutti" che il sindaco di Firenze non riesce proprio a digerire, fino a lanciare un quasi endorsement al Presidente per acclamazione del Pdl.

"Innanzitutto, la condanna, la privazione della libertà e l'interdizione dai pubblici uffici di chi per vent'anni è stato capo del governo o leader indiscusso dell'opposizione, sarebbe un'umiliazione per tutto il Paese. Una botta all'immagine dell'Italia: pensate solo ai titoli dei giornali internazionali."

avrebbe detto il sindaco di Firenze, spiegando di non augurarsi, per se e per il Paese, una sentenza di condanna: la "vicenda Berlusconi", secondo Renzi, va chiusa con le armi politiche e non nelle aule di Tribunale (Renzi certo dimentica che i reati per i quali Berlusconi è stato condannato in primo grado ed in appello sono stati commessi al di fuori della sua vita politica e a vantaggio esclusivo dell'azienda da lui fondata e presieduta per anni).

Insomma una posizione, quella di Renzi, a metà tra l'orgoglio ferito dell'uomo politico (al quale sarebbe impedito di misurarsi con l'ex-premier sul terreno elettorale, un po' l'ossessione del giovane Renzi) e il garantista democristiano: ciò che teme maggiormente Renzi è, in particolare, l'interdizione dai pubblici uffici.

Il voto del Senato che dovrebbe seguire la sentenza della Cassazione infatti riaprirebbe quel dibattito sull'ineleggibilità di Berlusconi che il sindaco di Firenze aveva già bollato come "inutile", criticando il proprio partito e la dirigenza nel tentativo poco velato di estromettere dalla vita politica colui che per 20 anni ha raccolto più consensi di tutti.

Una "dittatura del consenso", quella che indirettamente viene legittimata da Renzi, che non può e non deve funzionare nell'assenza di legalità: una commistione tra pubblico e privato pelosamente perpetrata per anni e che ha condotto l'Italia sull'orlo del baratro, ma della quale la stessa politica fa fatica a scrollarsi i resti.

La posizione di Matteo Renzi, che potrebbe essere innocuamente solitaria, diviene pilastro parlamentare tra i suoi "fedelissimi" di Camera e Senato: Dario Nardella, braccio destro renziano, ha così spiegato le difficoltà politiche che deriverebbero dalla condanna:

"In caso di condanna è normale aspettarsi una tensione fortissima con reazioni imprevedibili. E questo vale anche per il governo. Tutto sta al livello di responsabilità che si daranno Pd e Pdl rispetto alla tenuta del governo. Direi che il Pdl dovrebbe resistere alla tentazione di fare di Berlusconi un martire. E il Pd dovrebbe resistere per reggere l'impatto delle tensioni che sicuramente arriveranno dalla base e dagli elettori."

Insomma, seppur non esplicitamente, c'è una fetta dei democratici che vorrebbero veder scongiurata una eventuale conferma della Cassazione: il Pd ne risentirebbe e l'esplosione dell'ennesima bomba interna al partito, magari con la caduta del governo e nuove elezioni (scenario apocalittico che rende manifesta la schiavitù politico-giudiziaria in cui vive il Paese, il vero problema dei processi a Berlusconi) metterebbe in crisi anche l'eventuale candidatura di Renzi.

Che, al momento, vede ancora come un miraggio lontano la pelle dell'orso democratico.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail
17 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO