L'intervista - Giachetti (Pd) a PolisBlog: "L'autoreferenzialismo alla base della crisi del Pd"

Dopo aver sottolineato la necessità del dialogo tra maggioranza e opposizione, l'onorevole del Pd Roberto Giachetti prosegue il suo colloquio con PolisBlog analizzando la situazione interna al Partito Democratico.

Mario Adinolfi sostiene che il Pd sia alla frutta. Effettivamente non sembra che questo sia uno dei periodi migliori per il Partito Democratico. E' d'accordo?
“Sarei un folle a non riconoscere la difficoltà e la confusione del momento. Ma parlare di un pd alla frutta significa di fatto buttare nel cestino un percorso che tutti, ripeto tutti, abbiamo creduto necessario per cambiare il panorama della politica e restituire un'identità rinnovata alle forze del centrosinistra. Ugualmente spetta a noi impegnarci per non disperdere la fiducia di milioni di cittadini dimostrando che l'idea, il progetto al fondo della nascita e della costruzione del partito, è più forte di ogni tipo di lotta di potere interna alla struttura del Pd”.

Cosa lo danneggia?
“Lo danneggia, ancora una volta, una tipica incapacità di guardare al paese reale, ripiegandosi al proprio interno e dilaniandosi in indebite quanto inopportune diatribe relative al peso dei suoi maggiorenti e alla discussione sulla leadership che in questa fase rappresentano un ulteriore allontanamento da ciò che invece la base ed i suoi militanti chiedono al partito democratico. Si continua ad essere autoreferenziali dimenticandosi che si lavora per chi sta fuori dalle nostre stanze ed attende risposte nel merito dei problemi da parte nostra”.

Quale futuro per il Pd?
“Il futuro sarà roseo solo se si comprenderà ciò che dicevo prima, ovvero la necessita di costruire davvero un partito solido che abbia radici sul territorio, capace di convincere gli italiani rappresentando una chiara e reale alternativa al governo di centrodestra, proseguendo un percorso quanto più possibile lineare rispetto ai bisogni del paese e alla capacita di segnare un cambiamento effettivo, non solo sul piano politico ma soprattutto in quello culturale e sociale. Il Pd ha in sé una vocazione di rottura dei vecchi schemi e deve tracciare un disegno quanto più pragmatico possibile, e questo lo si può fare solo se si comprende che il rischio di autodissolversi a causa di guerre intestine è molto più alto di quanto, per miopia, si tenda a credere”.

(2. Fine)

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