Partono i negoziati israelo-palestinesi: Liberazione di prigionieri e accordo per una pace entro nove mesi


Si è concluso ieri, a Washington, il primo incontro tra i negoziatori di Israele e Anp.
Dopo tre anni, John Kerry, esercitando una lunga e decisa operazione di convincimento, è riuscito a riportare attorno ad un un tavolo una delegazione palestinese ed una israeliana. La prima guidata dal diplomatico Saeb Erekat, l'altra dal Ministro della Giustizia Tzipi Livni.

Per ora c'è un "accordo temporale" e molto riserbo.
Quello che è emerso, dopo il meeting, sono solo alcune questioni metodologiche che varranno dal prossimo incontro (fra due settimane in Palestina). Nella prima parte del negoziato si dovrebbero gettate le basi per un quadro generale relativo allo status finale, evitando di affrontare le questioni più spinose, ovvero quelle inerenti ai confini e ai profughi. Entro nove mesi, invece, si dovrebbe giungere ad un accordo che permetta la coesistenza di uno Stato palestinese indipendente con quello di Israele. Obiettivo molto ambizioso quest'ultimo, anche alla luce delle posizioni di partenza.

Barack Obama ha consegnato una lettera ai negoziatori, in cui si parla chiaramente di un ritorno ai confini precedenti al'67 come punto nodale su cui è necessario discutere. Il governo Netanyahu si è mostrato fino ad ora molto distante da questa soluzione, mentre rimane imprescindibile per la delegazione palestinese. C'è il rischio che su tale questione salti tutta la trattativa proprio nella fase finale.
Il Segretario di Stato Kerry, nonostante sia conscio dei grandi ostacoli che ha davanti nel suo ruolo di mediatore, non ha voluto tuttavia rinunciare all'ottimismo, dichiarando:

Capisco lo scetticismo, ma non lo condivido. Non credo che abbiamo tempo per questo. Tutte le questioni, compreso il contenzioso sullo status dei Territori e di Gerusalemme sono sul tavolo con un fine semplice: un modo per porre fine al conflitto

Tzipi Livni, alla fine dell'incontro, ha voluto palesare una determinata disponibilità alla trattativa. Ha dichiarato, infatti, che è sua intenzione "discutere del presente e non del passato". Pur non celando le difficoltà, ha sottolineato, inoltre, di voler "creare soluzioni per il futuro". Il governo di Tel Aviv, secondo quanto affermato da Kerry, avrebbe anche manifestato la volontà di migliorare le condizioni di vita a Gaza e in Cisgiordania e di liberare, con gradualità, 104 prigionieri palestinesi.

Tuttavia dobbiamo segnalare che queste misure, annunciate dal Segretario di Stato Usa, stanno già creando delle fratture nel governo Netanyahu. Ieri, il giornale israeliano Maariv, ha pubblicato una notizia poco confortante in vista dei prossimi colloqui di pace. Il premier Netanyahu avrebbe offerto al partito nazionalista Casa Ebraica l'approvazione per costruire 5mila nuove unità abitative a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, in cambio dell'assenso alla liberazione dei prigionieri palestinesi. Se la notizia fosse confermata non sarebbe soltanto l'ultimo di una lunga serie di atti di aggressione territoriale in Palestina, ma anche il primo che potrebbe inceppare un sereno svolgimento dei negoziati.

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