Ore 12 - E Monti va. Partiti al palo. Italiani alla finestra, aspettando ... Godot

altroMonti va avanti per la sua strada, incurante delle strattonate che a turno gli arrivano dai partiti che lo sostengono in Parlamento, soprattutto Pdl e Pd. Ci ripetiamo nel ribadire la differenza abissale, non solo di stile, fra questo premier (il Prof) e quello precedente (il Cav), fra questo esecutivo (di “tecnici” rinomati) e quello precedente (di politici nominati e inventati).

La barca va a zig zag e il Paese arranca e non si schioda dallo status di recessione. Le uniche riforme vengono fatte sulla pelle dei soliti noti, di chi sta peggio. Comunque, dopo oltre quattro mesi, gli italiani continuano a stringere la cinta ma appoggiano il lavoro di Monti e fanno, con ragione, pollice verso ai partiti. Bene così? No.

Di questo passo gli italiani torneranno a credere nell’uomo della provvidenza, non sapendo che negando il ruolo dei partiti annullano la propria democrazia e la propria libertà. La colpa non è degli italiani ma dei partiti, tutt’ora impegnati ad arrampicarsi sui vetri in dibattiti che niente hanno a che fare con la vita concreta dei cittadini e con la prospettiva del Paese. Tutti i partiti, corruzione a parte, sono in un profondo stato confusionale. Allora?

Il nuovo non arriva con la riverniciatura della targa della bottega. La “manolunga” della finanza internazionale, una vera e propria piovra senza nome né volto ma onnipresente e decisiva per i destini del mondo globalizzato, non si ferma né con Monti né con i governi tecnici e né con partiti “virtuali”, senza cultura storica e senza identità.

Le ideologie sono morte, ma senza radici le piante non nascono. E le radici ideali e politiche, in Italia e in Europa, erano e restano le stesse: socialista, liberale, popolare-democristiana, ambientalista. Occorrono potatura e innesti, uomini nuovi e nuovi progetti. Le fondamenta ci sono.

I cittadini non devono fuggire dalla politica ma intervenire e spingere. Non delegando la loro libertà e il loro futuro a nessun “demiurgo”. Neppure a Mario Monti. Tanto meno ai magnati della finanza internazionale.

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