Italia 2012: perché non possiamo non dirci mafiosi

Giornata contro la mafia

Oggi, 21 marzo, si celebra la Giornata della Memoria e dell'Impegno contro le mafie organizzata dall'associazione Libera di don Ciotti. È un'occasione per non dimenticare le vittime della criminalità organizzata, certo, ma soprattutto per non cadere nella tentazione di pensare che la mafia sia solo un ricordo, come a molti farebbe comodo.

La mafia è la prima impresa italiana, con un fatturato annuale di oltre 150 miliardi mentre lo Stato riesce a sequestrare alla criminalità organizzata beni per meno di 20 miliardi l'anno. E se all'indomani delle stragi del '92 la risposta delle autorità fu mandare l'esercito in Sicilia, oggi la mafia andrebbe combattuta sul piano economico e legislativo, ma così non è, come dimostra l'ennesimo rinvio del ddl anticorruzione (che inciderebbe anche sulle infiltrazioni mafiose nella PA) e le polemiche di chi vorrebbe l'abolizione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, dopo l'annullamento della condanna a Dell'Utri.

Dieci anni fa un ministro della Repubblica, Pietro Lunardi, disse "con la mafia bisogna convivere". Sembrano altri tempi? Fino a pochi mesi fa abbiamo avuto un altro ministro, Saverio Romano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Romano ha perso la poltrona perché è caduto il governo, non certo perché ha deciso di dimettersi. Anzi, in un'intervista ha detto "Meglio indagati per mafia che cornuti".

D'altronde non possiamo poi dimenticare che sulla nascita della Seconda Repubblica pesa l'ombra della "trattativa" tra Stato e Cosa Nostra. Se non fosse per Michele Santoro e Servizio pubblico, che alla vicenda hanno dedicato nell'ultima settimana una puntata (con tanto di intervista al figlio di Provenzano) e uno speciale, chi parlerebbe del presunto patto tra gli allora rappresentanti dello Stato e i vertici mafiosi per mettere fine alla stagione delle stragi in cambio di concessioni alla criminalità.

E all'estero il binomio Italia-mafia va ancora forte. Nel 1977 il tedesco Der Spiegel pubblicò una famosa copertina con una P38 su un piatto di spaghetti, e a 35 anni di distanza l'opinione non sembra molto diversa: pochi mesi fa la rivista ha riproposto l'immagine, abbinata stavolta a Silvio Berlusconi. D'altronde la mafia è una delle cose che abbiamo meglio esportato in Germania, e i tedeschi non dimenticano la strage di Duisburg del 2007. Insomma, ce ne vuole per passare da "la mafia non esiste" a "la mafia non esiste più".

Foto | © TM News

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