Ore 12 - Pd fra due fuochi. Scissione?

altroLa politica, si sa, è l’arte della mediazione. O, se più piace, la capacità di attivare la strategia dei “due forni” di andreottiana memoria. Altra cosa è tenere i piedi in due staffe, condotta che, a lungo andare, porta ad essere disarcionati.

Così, la riforma del lavoro e in particolare l’art. 18, stringono come un cappio il Pd, i cui nodi vengono ora al pettine.

Bersani accusa Monti di aver disatteso i “patti”. I suoi sodali vanno giù duro: “Il Pd è un partito finito. Monti ha fregato Bersani”. Letta, Fioroni e altri della pattuglia degli ex Popolari gongolano certi del “sì” scontato alla riforma. L’ala iper-montiana del Pd è la fotocopia (al ribasso) dell’Udc di Casini, una mano al governo e … un braccio al Pdl e al Cav, ringalluzzato dai guai degli antichi nemici.

E’ il solito giochino delle parti di quella “amalgama non riuscita” fra ex piccì ed ex diccì, la solita diatriba da teatranti consumati che finirà ancora una volta a tarallucci e vino?

Non è da escludere che ai vertici il partito di Bersani riesca a metterci una pezza ed evitare lo strappo decisivo che porta diritto alla scissione. Non per senso di responsabilità “nazionale” nei confronti del Paese e, in primis, dei lavoratori bensì per opportunismo politico e per interessi di bottega e personali.

L’occasione è però propizia per un chiarimento politico interno: non a porte chiuse e dietro il paravento del politichese per unanimismi di facciata, ma alla luce del sole, dicendo agli italiani pane al pane vino al vino, in altre parole con chi sta il Pd, cosa vuole e dove intende andare.

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