Ore 12 - Monti, così non va. O svolta, o tutti a casa!

altroIl rischio, adesso, è di gettar via l’acqua sporca con il bambino dentro. In questo caso – si parla della riforma del lavoro e affini, del governo Monti, del ministro Fornero, della inedita santa alleanza contro l’articolo 18 fatta da vescovi, Bossi, Di Pietro, Camusso e Landini - non è più chiaro qual è il vero obiettivo del governo dei prof.

Dopo la fase uno del risanamento impostata nella logica da “lacrime e sangue”, impantanati in una fase due della ripresa annunciata con mini riforme da governicchio, il colpo di coda dell’articolo 18, al di là del merito (non da poco) fa cadere la maschera dell’esecutivo “tecnico”. Questi fanno politica con la logica del tecnico, ovverosia, del … “padrone”. Si rischia il replay di un film già visto.

Di passo in passo si passa dalle buone maniere al dire e al fare da arroganti, veri e propri ricatti. Come definire la frase del ministro Elsa Fornero: “Il Parlamento approvi o ci mandi a casa”? Parole che premier e ministri quali De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Moro, Craxi, Spadolini, Nenni non hanno mai pronunciato. E non si può dire che erano tempi facili e senza scontri politici. Come non si può dire che le cose andavano peggio di adesso. Allora?

Tocca a Monti riprendere in mano il pallino e dare, se vuole e se può, una sterzata: il governo rischia di bruciare il consenso acquisito fra gli italiani e di entrare a gamba tesa nella lotta politica. Politica fatta anche di opportunità, non solo di numeri. Isolare la Cgil significa destabilizzare l’Italia. Spaccare il Pd significa fare il più grande regalo a Berlusconi e a tutte le sue cricche, giù di tono, ma pronti per la rivincita.

Se Monti bastona solo da una parte (lavoratori, pensionati, ceti medi, piccoli imprenditori) senza toccare i veri poteri forti della grande finanza, delle banche, della grande economia, dei grandi media, dei grandi evasori e dei grandi corrotti, la risposta alla signora Fornero è una sola: tutti a casa! Senza rancore, ma senza rimpianti. Poi la parola agli italiani, per la conta delle urne. Potrebbero esserci sorprese. E non sempre negative.

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