ASpI - Pregi e difetti della nuova indennità di disoccupazione e mobilità

Elsa Fornero illustra la sua riforma del lavoro - Critiche, pregi e difetti dell'ASpI

Che cosa sia l'ASpI l'abbiamo spiegato un paio di giorni fa con una scheda dettagliata sul funzionamento della nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, facendo il punto anche su cosa cambi rispetto a prima. Volendo riassumere, in sostanza, aumenta un po' la durata dell'indennità di disoccupazione mentre diminuisce drasticamente la durata dell'indennità di mobilità. Si allarga la platea dei soggetti che possono beneficiare dell'indennità, ma aumentano i costi a carico del datore di lavoro e diminuisce, di fatto, l'importo di sostegno al singolo lavoratore.

L'ASpI è uno dei punti cardine della riforma del mercato del lavoro che, dopo la "trattativa" (sarebbe meglio dire l'ascolto, almeno da un punto di vista mediatico) con le parti sociali, approda oggi in Consiglio dei Ministri.

ASPI stima CGIA Mestre

La Cgia di Mestre, dopo la stima dei costi del nuovo sistema "assicurativo" (nella tabella, pubblicata da Repubblica) ha comunque promosso l'idea di Elsa Fornero. Ecco il parere di Giuseppe Bortolussi:

«È una piccola rivoluzione, ed è importante che ne possano godere tutti i lavoratori indistintamente».

Il segretario della Cgia apprezza, in effetti, anche il metodo di finanziamento dell'ASpI: 1,3% di aliquota per i lavoratori a tempo indeterminato (mentre le aziende sotto i 15 dipendenti continuano a pagare lo 0,40%), 2,7% l'aliquota per chi assume a tempo determinato (gli ultimi sei mesi di aliquota aggiuntiva di 1,4% viene restituita se il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato):

«Anche questo significa tener conto delle esigenze e delle possibilità della piccola impresa, che sta affrontando particolari difficoltà. Un meccanismo semplice, ma ben fatto. Non è poca cosa».

Di tutt'altro avviso, invece, Dario Banfi dell'Acta (Associazione dei consulenti del terziario Avanzato), autore del libro Vita da freelance.

Secondo il consulente dell'Acta, infatti

«Questa riforma millanta un'estensione universale dei diritti [...] È una furberia. Vuole allargare la platea dei beneficiari di sostegno al reddito ma, allo stesso tempo, abbassa l'importo totale dell'indennità per singola unità e restringe il periodo di erogazione, passando da 18 a 12 mesi. In termini assoluti può sembrare un vantaggio avere un sussidio di 1119 euro lordi al mese, cioè 800 netti, ma non è così. Forse si pensa che, con un sostegno minore, queste persone si daranno da fare a cercarsi un lavoro. Non sempre però esistono soggetti che sanno muoversi sul mercato e hanno bisogno di politiche attive che qui mancano».

Non si può dimenticare, poi, che la riforma, dal Cdm dovrà passare al Parlamento, al vaglio delle commissioni e ai vari emendamenti. E qui potrebbero verificarsi modifiche che potrebbero contenere brutte sorprese per i lavoratori.

Soprattutto per gli autonomi e i parasubordinati, dice Banfi:

«Sono quasi certo che nelle commissioni di bilancio si cercherà di alzare la contribuzione dei lavoratori autonomi per pagare gli ammortizzatori sociali delle altre categorie. Per i parasubordinati è quasi certo».

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