Chi ha sparato a Musy? Le piste investigative

Aggressione a Musy

È stazionario ma ancora in gravi condizioni Alberto Musy, il capogruppo del Terzo Polo in consiglio comunale a Torino, ferito a colpi di pistola la settimana scorsa nel cortile di casa. Preoccupa in particolare un ematoma alla testa, causato da uno dei quattro proiettili esplosi, che per fortuna non ha provocato danni più gravi.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Musy ha lottato con il suo aggressore, e nella lotta è partito un colpo a vuoto, mentre gli altri due proiettili hanno colpito Musy al braccio e alla schiena. Gli investigatori ancora non escludono nessuna pista, ma sono essenzialmente quattro i filoni di indagine seguiti.

La pista politico-terroristica. È stata la prima ipotesi seguita dopo l'agguato, vista la posizione di spicco di Musy, che l'anno scorso si era candidato a sindaco di Torino, ma al momento ha perso peso: "Le prime indagini portano a dire che non si può escludere nulla, ma ad oggi la pista meno probabile sembra proprio quella politica" ha detto il procuratore di Torino Caselli. Musy si è sempre contraddistinto come "uomo del dialogo" e non era un obiettivo a rischio. L'anno scorso aveva subito una contestazione per il suo appoggio alla Tav, ma non è certo l'unico politico torinese su queste posizioni, e la contestazione è rimasta un fatto isolato.


La pista professionale. Musy è docente universitario e avvocato civilista per grandi aziende, gli inquirenti stanno scavando nella sua vita professionale alla ricerca di possibili moventi. Nei giorni immediatamente successivi l'agguato, si era parlato di due uomini che potevano covare rancore: uno per un fallimento, un altro per un rapporto di consulenza finanziaria (quest'ultimo però avrebbe un alibi). Su questa pista si concentrano gli accertamenti degli investigatori in questi giorni.

La pista dello scambio di persona. La mancanza di alibi validi e la dinamica dell'attentato ha portato a ipotizzare che si sia trattato di uno scambio di persona, e che l'attentatore fosse lì per colpire qualcun altro. Il rientro a casa di Musy la mattina della sparatoria non era previsto, e sicuramente l'aggressore non lo ha seguito ma lo ha preceduto, facendosi aprire il cancello da un altro condomino. Un possibile bersaglio alternativo sarebbe don Augusto Negri, sacerdote incaricato dalla Curia torinese di gestire i rapporti con le comunità islamiche. Si indaga quindi anche su una possibile matrice religiosa.

La pista privata. Anche se al momento non sono emersi elementi che possano indirizzare le indagini decisamente su questo filone, è doveroso per gli inquirenti indagare sulla vita privata di Musy, sposato con quattro figlie. Non si esclude neppure che il colpevole fosse un sicario (ma non un professionista) che ha agito su commissione. Quel che è certo, infatti, è che non si è trattato di un'intimidazione, l'aggressore ha sparato per uccidere.

Foto | © TM News

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