Caro benzina e sciopero delle bisarche: perché il carburante costa così tanto?

Sciopero bisarche

Potrebbe essere vicino allo stop definitivo lo sciopero degli autotrasportatori che da sei settimane blocca strade, stabilimenti e produzioni in Italia. La situazione, causata dal prezzo record dei carburanti, è degenerata il 20 febbraio quando si sono fermate le bisarche, gli speciali camion a due piani destinati al trasporto delle vetture, bloccando così la produzione della Fiat, costretta a chiudere gli stabilimenti di Cassino e Pomigliano.

Perché lo sciopero si è interrotto? Ieri il segretario generale del sindacato Trasportounito, Maurizio Longo, ha annunciato un primo incontro tra Bisarche Italiane e i principali committenti per trovare una soluzione. Per questo motivo gli autotrasportatori hanno smesso di scioperare, anche se i disagi continuano e l'agitazione è tutt'altro che rientrata: per quanto la trattativa possa andare a buon fine, il prezzo della benzina è destinato a salire.

Ne parla anche l'Economist di questa settimana, che ha pubblicato un grafico da cui risulta che l'Italia ha il poco invidiabile record mondiale di crescita del costo della benzina alla pompa nell'ultimo anno, e il terzo prezzo più caro al mondo: nel nostro paese infatti il carburante costa 2,30 $ al litro con una crescita del 18% rispetto a 12 mesi fa. Solo in Norvegia (2,58$) e Olanda (2,32$) costa di più. Gli italiani sanno che fare il pieno alla propria auto è diventato un salasso, ma cosa c'è dietro tutto questo?

Il 58% del prezzo della benzina (il 52% per il diesel) è formato da tasse: accise e Iva, al netto di quelle regionali, mentre il 35% è il costo della materia prima. Il restante (7,8% per la benzina e 12,5% per il diesel) è il margine lordo delle compagnie su cui i distributori possono agire per ritoccare i prezzi alla pompa. Ma cosa sono le accise che fanno lievitare il prezzo del carburante?

Le accise sono aliquote inserite nel tempo dai governi per finanziare manovre o interventi straordinarie, e mai più abolite. La prima accisa, che incide per 0,001 euro risale al 1935 per la guerra in Abissinia, poi ci sono quelle per la crisi di Suez, per il Vajont, perl'alluvione di Firenze, per i terremoti in Belice, Friuli, Irpinia, per le missioni in Libano e Bosnia, e infine per il finanziamento del contratto auto-ferrotranvieri, per i bus ecologici, per il Fus, per la crisi libica e le alluvioni in Toscana e Liguria nel 2011. L'ultima, introdotta dal governo Monti nel decreto Salva Italia, ammonta a 0,082 euro.

E visto che l'Iva si calcola anche sulle stesse accise, il totale supera i 70 centesimi. Inoltre dal 1999 le Regioni hanno facoltà di introdurre una propria accisa, e in 10 lo hanno fatto: Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.

Foto | © TM News

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