Nuova legge elettorale - Accordo fra Alfano, Bersani e Casini

Governo Vertice di Maggioranza del 15 marzo 2012

Rispetto all'ormai celeberrima foto su Twitter del vertice di maggioranza, mancava Mario Monti (impegnato nel tour asiatico) ma c'erano Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini: i tre, impegnati in un vertice durato un paio d'ore, avrebbero trovato un accordo sulla nuova legge elettorale.

Stando a quel che si apprende, sarebbe giunta - finalmente - l'ultima ora del porcellum, e la riforma elettorale sarebbe solo la prima delle "riforme parallele" che la politica (Pd-Pdl-Udc) intende proporre contemporaneamente al lavoro del Governo Monti: una sorta di sussulto, di afflato vitale che viene ritrovato proprio ora che il premier non c'è ma da Seul lancia il suo "editto coreano" («Posso anche lasciare se il Paese non è pronto»).

Restiamo, però, in materia elettorale. Secondo le prime indiscrezioni, sparirebbe l'obbligo di coalizione, si spingerebbe per «la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari» ma senza il ritorno alle preferenze; il nome del candidato premier sarebbe scritto sulle liste (cosa che però ha poco senso, senza l'obbligo di coalizione, ovvero senza rendere chiare le eventuali alleanze); ci sarebbe una soglia di sbarramento (al 4% o al 5%) e il "diritto di tribuna" per i partiti che non riescono a eleggere i parlamentari: una sorta di garanzia di partecipazione di tutte le forze politiche, anche se non è chiara la modalità con cui questo "diritto" verrà istituito.

Per assecondare i moti anti-casta, si provvederà anche a un taglio dei parlamentari: da 630 a 500 i deputati, da 316 a 250 i senatori.

Naturalmente, ciò richiede anche delle modifiche costituzionali, che verranno proposte entro un paio di settimane sotto forma di emendamento soppressivo e "interamente sostitutivo" del testo attuale; la riforma del voto, invece, sarà una proposta di legge.

Napolitano plaude all'accordo; IdV («La bozza sulla nuova legge elettorale è una truffa. Non solo non restituisce ai cittadini il diritto di scegliersi i loro candidati, ma gli toglie anche ciò che avevano in precedenza: il diritto di conoscere prima delle elezioni, e non dopo, il programma, la coalizione e il candidato premie» dice Donadi) e Lega («Se la nuova triplice, Pdl, Pd e Udc si mette d'accordo per fare una riforma in cui si sceglie la maggioranza dopo il voto sottraendo ai cittadini il potere di decidere, sarebbe la vera porcata», dice Maroni) gridano all'inciucio, Sel è critica. Ma l'assurda maggioranza allargata ormai sembra aver deciso. E ha i numeri per andare fino in fondo.

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