Nuova legge elettorale - Il Pd si spacca? Parisi: «Un imbroglio, sarà un porcellinum».

Arturo Parisi

Maretta anche nel Pd e non solo nelle fila di Idv e Lega, per l'accordo sulla nuova legge elettorale. Arturo Parisi - che era stato fra i promotori del referendum per la legge elettorale 2012, però in una forma ritenuta inammissibile dalla Consulta, cosa che ha suscitato enormi polemiche ma che, in realtà, era una bocciatura ampiamente prevista, anche dallo stesso Parisi - non ha preso per niente bene le linee guida dettate dal triumvirato dell'ABC (Alfano-Bersani-Casini) e si è sfogato, ospite a TgCom24, con toni che non sono per nulla conciliatori e che lasciano intendere spaccature nel partito.

«E’ un imbroglio, di fatto sarà un porcellinum»,

ha detto Parisi. Che poi ha chiarito le ragioni della sua provocazione:

Il sistema sarà proporzionale, ma fatto in modo tale per cui una grossa parte di parlamentari sarebbe nominata dalle segreterie dei partiti. Non sarà più la totalità come con il porecllum, ma sarà comunque la maggior parte.

Questo perché comunque, non si prevede un ritorno alla preferenza. Parisi si è scagliato anche con l'indicazione del candidato premier sulle liste: se non ci sono obblighi di coalizione, visto che difficilmente un partito potrà raggiungere la maggioranza assoluta per imporre il proprio candidato, indicare il premier appare un'assurda contraddizione in termini. Per Parisi:

«Un ulteriore imbroglio, una promessa di qualcosa che non si può fare. Sarebbe più onesto dire di essersi sbagliati, che si stava meglio quando si stava peggio. Sarebbe meglio dire che era meglio la prima repubblica».

E il deputato non si è tirato indietro nemmeno quando si è trattato di sparare a zero sui vertici del suo partito.

Perché proprio non ha gradito non solo i contenuti ma anche le modalità con le quali si è arrivati a questo accordo:

«Sento ingrossarsi le fila dell’antipolitica e di coloro che si allontanano dalla politica. La realtà è che il vertice del Pd, ovvero Violante per conto di D’Alema e Bersani, hanno intrapreso questo viaggio a ritroso, hanno fatto l’accordo con gli altri e poi lo sottoporranno all’assemblea a cosa fatta non lasciando alternativa al plebiscito. Mi chiedo se i dirigenti non debbano tornare ai loro vecchi partiti».

Possibile, dunque, che in questa surreale pax fra Pd-Pdl-Udc, già ribattezzata "triplice alleanza", le divisioni emergano proprio all'interno delle compagini? Il Pd sembra, una volta di più, una realtà prossima al collasso.

Foto | © TM News

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