Sergio Marchionne "pontifica" sui diritti e sui doveri. Ma la Fiat perde pezzi ...

A modo suo, Sergio Marchionne è un manager carismatico, lontano anni luce dal burbero enigmatico Valletta ma, come il suo illustre predecessore, teso unicamente a fare grande la FIAT. Altri tempi, si dirà, e soprattutto si sente oggi la mancanza di una figura qual è stato Gianni Agnelli.

A Marchionne, pur nella sobrietà dell’abito, piace pontificare, specie quando l’uditorio è di qualità, come quello dell’altro giorno alla Bocconi di Milano. Ed è particolarmente portato a passare i confini aziendalistici e dell’area automobilistica per … filosofeggiare. In questa occasione, sui diritti e sui doveri.

L'amministratore delegato della Fiat-Crysler pur non negando l'importanza dei diritti, afferma però che di diritti si può morire. Perché non dire con altrettanta enfasi che si può anche morire di promesse mancate?

Spiega Cesare Damiano, capogruppo Pd nella Commissione Lavoro di Montecitorio:"E' il caso di Fabbrica Italia, investimento da tempo annunciato con l'obiettivo di rilanciare produzione, occupazione e nuovi modelli della Fiat, ma del quale si è visto per il momento abbastanza poco. Promesse non mantenute che non sono estranee ai record negativi, in particolare del marchio Fiat, registrati nell'ultimo periodo nel mercato dell'auto. Se vogliamo che il paese esca dalla crisi è necessario abbandonare una linea esclusivamente rigorista e prevedere, accanto all'indispensabile obiettivo del pareggio di bilancio e della diminuzione del debito, anche quello di investimenti per la ripresa produttiva e per lo sviluppo”.

Insomma, la crisi colpisce duro, ma mentre in Germania la Wolkswagen e la Bmw aumentano le vendite e premiano gli operai, alla Fiat crollano le vendite. Ci sarà un perché?

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