#natoimparato - Lega Nord e Francesco Belsito

francesco belsitoDa oggi parte #natoimparato: una rubrica quotidiana che troverete in giro per i blog del network. Spiegherà come fare bella figura in situazioni nelle quali non sapete assolutamente nulla, ma dovete dare l'impressione di essere preparati su un tema. Politica, automobile, sesso, design, viaggi, qualunque cosa. Un manuale di conversazione da aperitivo che troverete archiviato su Twitter seguendo l'hashtag. C'è un tema sul quale volete essere imparati? Twittatelo usando come hashtag #natoimparato.

Perché se ne parla? Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord, è indagato per truffa ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio. In ballo ci sono i rimborsi elettorali percepiti dal partito di Umberto Bossi. Si tratta di somme cospicue, svariati milioni di euro e qualche ombra cadrebbe anche sulla famiglia Bossi, e in particolare sul figlio Renzo, "il trota". Secondo le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria Belsito avrebbe utilizzato i fondi dei rimborsi elettorali del suo partito commettendo vari reati. Il partito, forte della presunta superiorità morale del celebre "Roma Ladrona", trema.

Cosa devi sapere? Aneddoti: vanno sempre. Belsito, pur gestendo milioni e milioni di euro, non è esattamente un bocconiano esperto di bilanci. Ha un passato con alcune ombre, a partire dal percorso scolastico. Sostiene di avere due lauree, una presa in un ateneo di Malta e una in un ateneo di Londra, ma la magistratura ritiene che siano prive di valore legale in Italia. Anche per il diploma gli inquirenti avanzano qualche dubbio: l'avrebbe conseguito in un "diplomificio" poi fallito a Fratta Maggiore, in provincia di Napoli. Sarebbe in possesso quindi della licenza media e avrebbe conquistato l'amicizia e la fiducia di Umberto Bossi a suon di focaccine. Giuro, di focaccine.

Cosa devi dire? Valida per tutti: "Bé certo rubano: ma la Lega è come col vecchio PCI: la base è sana, solida". Stimi gli studi frenologici come ancora validi addì 2012? "Lombroso pagherebbe oro per quel cranio". La vedi da destra? "Si sapeva da anni... è colpa di Bossi, lo sanno tutti che deve mollare, è mal consigliato". Da sinistra "Guarda lì i Roma Ladrona, te l'avevo sempre detto che erano come tutti gli altri". Opzione garantista: "Attendiamo la fine delle indagini". Ehi. Ma sei al bar: quale fine delle indagini? Quale garantismo? Alzati dal tavolo urlando "LAPIDIAMOLO".

Cosa non devi dire? Antipolitica, tutto ma non quella, cielo, tutto-ma-non-quello: anche se possono sembrarlo non lo so sono, e dire che "Sono tutti uguali" non farà di te parte portante del discorso né ti farà notare di più. Anzi: ti mischierai al mare magnum di nulla trincerato dietro al tuttiugualismo, malattia deteriore eredità di Tangentopoli divenuta italica pandemia col virus Beppe Grillo. Non sono tutti uguali. Meglio esordire con un allegorico "A quelli così sparerei in testa e farei pagare il proiettile alla famiglia", in fondo lo dicono anche alcuni leghisti, a quanto scriveva Alessandro Trocino sul Corriere della Sera "Alla Camera i maroniani alternano sorrisi di scherno a battute feroci: «Fosse per me - dice un deputato - sarebbe stato fucilato già da un pezzo».". La faccenda del colpo in testa è una cosa che ti fa notare: ma solo se sei a bere un Negroni con una guardiana della rivoluzione a Pechino. Nel 1966.

Come avere ragione? Difficile qualcuno abbia il coraggio di difendere in pubblico un tipo come Belsito, a parte il suo legale. In ogni caso se incontri un supporter particolarmente accanito puoi ribattere "Io coi razzisti non ci parlo".

Foto | ©TMNews

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