Berlusconi, la grazia e il salvacondotto: tutte le ipotesi

Amnistia, commutazione della pena, inapplicabilità della legge Anticorruzione: il Pdl le prova tutte. Ma il sentiero è strettissimo.

Un modo per salvare Silvio Berlusconi va trovato. E poco importa che al momento non sembrano esserci strade percorribili: dalle parti del Pdl non si riesce nemmeno a immaginare che la condanna definitiva nel Processo Mediaset determini davvero la fine della carriera politica del Cavaliere. Ed è proprio per questa ragione che oggi Brunetta e Schifani si recheranno in visita dal presidente della Repubblica.

Ma qual è la strada da seguire? C'è un modo per salvare Berlusconi? Al momento la sua strada sembra segnata: prima la decadenza da senatore e l'incandidabilità, poi gli arresti domiciliari e infine l'interdizione dai pubblici uffici. Una "via crucis" alla quale il Pdl si opporrà in ogni modo, cercando una scappatoia praticabile tra grazia, amnistia, commutazione della pena e anche cercando qualche cavillo nella legge Anticorruzione del 2012 che salvi il Cavaliere.

La grazia per Berlusconi era la strada maestra, e Napolitano ha subito molte pressioni in questo senso. Ma che la cosa possa davvero avvenire è praticamente impossibile: il Cavaliere ha altre condanne (anche se non definitive) alle spalle - nei processi Ruby e "nastro Unipol" - e altri procedimenti ancora in corso. Come ha spiegato Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Basterebbe che uno solo (degli altri processi, ndr) giungesse a condanna definitiva per riportarlo nella situazione di condannato-interdetto da cui la grazia lo libererebbe dopo la sentenza Mediaset". Quindi, niente da fare.

Difficile anche che il presidente della Repubblica possa commutare la pena, trasformando i 4 anni di carcere in una sanzione pecuniaria. La cosa è da poco successa ad Alessandro Sallusti - il direttore de Il Giornale condannato per diffamazione e omesso controllo - per cui i 14 mesi di detenzione sono stati trasformati in 14mila euro di multa. Ma un conto è la diffamazione, un conto è il reato di evasione fiscale.

Pochissime probabilità anche per quanto riguarda l'amnistia, ma questa volta non c'entrano le resistenze di Napolitano. Il fatto che è per concedere l'amnistia servono i due terzi dei voti favorevoli sia alla Camera che al Senato; e quindi tutti e tre i partiti (Pd, Pdl, Scelta Civica) che sostengono il governo dovrebbero mettere assieme i loro voti per regalare a Berlusconi il suo salvacondotto. Ma è impossibile che il Partito Democratico accetti una cosa del genere, pena lo sbriciolamento del partito.

E infine, i peones del Pdl si attaccano a un'ultima speranza per evitare almeno la decadenza di Berlusconi da senatore e la sua incandidabilità. Secondo loro, la Legge Anticorruzione non si può applicare - perché sarebbe valida solo per i reati commessi dopo l'entrata in vigore della legge - e l'indulto, per cui il Cavaliere deve scontare solo un anno dei quattro a cui è stato condannato, farebbe cadere l'incandidabilità (che scatta dopo i due anni). Niente da fare, però: per applicare la legge è sufficiente che la sentenza venga emessa quando questa è già stata varata (ed è il caso di Berlusconi). Insomma, conta la data della sentenza, non quella del reato. Stessa cosa per l'indulto: conta la condanna, non la pena da scontare.

Nonostante il pressing del Movimento 5 Stelle, e almeno questo fa tirare un piccolo sospiro di sollievo al Pdl, difficilmente la decadenza sarà votata prima della pausa estiva. Ma sarà comunque votata a settembre, poi, attorno a ottobre, la pena di un anno di domiciliari sarà esecutiva. Altre strade non sembrano esserci, per Berlusconi potrebbe essere davvero finita. Dalle parti del Pdl non si danno per vinti, e anche gli italiani - di qualunque area politica - continuano a essere increduli. Dopo vent'anni la "guerra tra Berlusconi e la magistratura" potrebbe essere giunta a conclusione.

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