Bersani: "Le mie metafore studiate a tavolino". E Berlinguer si gira nella tomba ...

Di fronte a gente come il “Trota” e a quelli della Bossi family con vicini cricche e contro cricche, uno come Pier Luigi Bersani pare davvero un gigante, addirittura il gigante buono. O, se si preferisce, quello da cui potresti comprare … un’auto usata. Poi arriva la mezza doccia gelata.

Scrive oggi l’Unità: “Non sono frutto di improvvisazione, ma di una riflessione su come debba comunicare un politico le metafore che, grazie anche a Maurizio Crozza, sono diventate ormai il tratto distintivo di Pier Luigi Bersani”.

E il segretario del Pd spiega a Vanity Fair: ”È un linguaggio che ho studiato. Mica parlavo così, quando avevo 25 anni”. Come parlava? “Filosofese. Ma a forza di scarpinare tra i paesi di montagna - vengo da Bettola - ho capito che uno deve stare al di sotto delle sue solennità. Le metafore sono un modo democratico per tradurre in modo accessibile un concetto complesso. Poi ce ne sono tante che in Tv non posso dire. Quelle un po' hard”.

Bersani però non ha voluto rivelarle. “Non posso. Ne avrei una per descrivere le sette ore e mezzo di incontro con Monti sull'articolo 18, ma non si può”. Ultima domanda: Era spiritoso anche da giovane? Risposta: “Più di quanto sembrassi: appena mi parlavi veniva fuori la mia natura da paese”.

Tutta colpa di Berlusconi e del berlusconismo? Palmiro Togliatti, pace all’anima, è morto nel 1964. E Enrico Berlinguer si rigira nella tomba.

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