Letta ottimista. Berlusconi ride a denti stretti. Il Pd ribolle. E Napolitano …

A tavola, si sa, l’ottimismo vien mangiando, e nel convivio di ieri con Saccomanni e Visco il premier Letta ha brindato ai “segnali di ripresa” pur invocando “stabilità” politica.

I fatti, fino adesso, dicono il contrario, con la tenaglia della crisi che non accenna a mollare la presa, come dimostrano anche gli ultimi dati della Confesercenti sul peggior crollo dei consumi della storia repubblicana con un meno 4,3% nel 2012 e un ulteriore meno 2% quest’anno, con 500 mila negozi sfitti, per una perdita annua di 25 miliardi di euro in canoni non percepiti.

In termini di gettito fiscale sfumano circa 6,2 miliardi ogni anno: una cifra superiore al gettito realizzato grazie all'Imu prima casa (circa 4 miliardi di euro) o all'aumento di un punto dell'aliquota ordinaria Iva (oltre 4 miliardi). Chiaro? Forse a tutti meno che ai partiti e al governo, stretto nel balletto del Pdl e del Pd, in uno scontro trasversale fra falchi e colombe, fra chi vuole far cadere subito il governo e chi lo puntella, ovviamente per interessi di parte, non certo per quelli generali del Paese.

Ora, nessuno è così folle da staccare la spina all’esecutivo in pieno agosto, ma nessuno è così ingenuo da ritenere il governo delle larghe intese oramai a posto, fuori da rischi di ko, lasciato in pace per portare avanti in autunno la sua difficile agenda.

Tutto ruota (e ruoterà ancora per un bel po’) attorno alla condanna di Berlusconi, con il Pdl (e non solo) che cerca un miracolo da Napolitano, quella grazia che il capo dello Stato non può dare per non fare degenerare il quadro politico istituzionale, facendo precipitare il Paese dalla padella alla brace.

Una situazione molto delicata e complessa, anche perché il partito anti-governo è trasversale, con non pochi sostenitori nel Pdl e nel Pd, pronti al primo passo falso di Letta (e non solo) per fare saltare tutto.

Napolitano sembra voler rinviare al Parlamento la patata bollente relativa alla condanna del Cav ma sarà sempre il presidentissimo a dover indicare ai partiti e ai parlamentari la strada da intraprendere per non mandare tutto a carte quarantotto.

In pratica oggi il quadro politico (e il governo) è appeso a un filo, tenuto in mano da Berlusconi convinto ancora di poter manovrare da questo unico punto di forza che gli rimane - stare dentro la maggioranza di governo – per un appiglio qualsiasi pur di non finire presto ai domiciliari o ai servizi sociali, o peggio.

Dalle Feste de l’Unità la base del Pd fa capire che non ne può più di subire una situazione che li vede insieme al governo con il "nemico.alleato" condannato. Per ora, a dare la linea al partito in fibrillazione permanente, non è il “burocrate” Epifani ma, indirettamente, Letta e Napolitano.

Se a settembre Berlusconi non riceverà un “premio” per questo suo attuale comportamento “responsabile” ci sarà un cambio di passo del Pdl che inevitabilmente costringerà il Pd a mutare strategia nei confronti dell’alleanza e quindi dell’esecutivo.

Un bel grattacapo per Napolitano. La seconda Repubblica non c’è più: siamo di fatto entrati nella Repubblica presidenziale?

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