Stefano Rodotà: La grazia per Berlusconi è irricevibile. Legge elettorale e subito al voto

Stefano Rodotà ha rilasciato un'intervista a Il Manifesto, nella quale ha detto la sua sugli scenari che si sono aperti dopo la sentenza Mediaset. Per il costituzionalista, in questo momento, servirebbe un po'di lungimiranza politica e di coraggio da parte dei partiti.
Più facile a dirsi che a farsi. Dopo la sentenza, le reazioni veementi e demagogiche del Pdl e le prese di posizioni loffie del Pd, che in questa fase delicatissima non ha ancora una linea politica definita, se non quella di tirare a campare al governo, non sembrano foriere di iniziative di buon senso rivolte al futuro. Ma vediamo nel dettaglio cosa ha detto Rodotà.

Legge elettorale priorità assoluta."Subito la riforma della legge elettorale, e poi il voto". La prima rimane una priorità imprescindibile, sarebbe un suicidio tornare alle urne con il porcellum. Vista la situazione, con approccio pragmatico, bisognerebbe votare a settembre "la proposta più semplice, quella di Giachetti di ritorno al mattarellum". Per Rodotà si potrebbe fare utilizzando lo spazio calendarizzato in parlamento per la riforma costituzionale, che in questo clima sarebbe da incoscienti affrontare.

Grazia e decadenza per B."Napolitano dovrebbe dire e dirà che una richiesta proveniente da Schifani e Brunetta è irricevibile dal punto di vista formale, anche perché per concedere la grazia vanno prese in considerazione una serie di condizioni, non ultima la condotta del condannato". Il rischio istituzionale, per Rodotà, è altissimo in caso di grazia, anche se sembra remota l'ipotesi che Napolitano possa concederla. Una soluzione del genere è impraticabile per due motivi. Il primo è che la grazia delegittimerebbe la magistratura, all'indomani di una condanna, e finirebbe per diventare "un quarto grado di giudizio". Inoltre Berlusconi è stato condannato in primo grado nel processo Ruby ed è coinvolto in altri procedimenti e quindi non ci sono i presupposti per un provvedimento di clemenza.
Un altro tema in questione è quello della decadenza, sancita dalla legge Severino. Rodotà non ha molti dubbi in merito: "il passaggio in Parlamento è una presa d'atto di un provvedimento operativo nei confronti di uno dei suoi membri. La procedura può essere anche macchinosa ma l'esito non può essere discrezionale". Tuttavia potrebbe esserci comunque un voto contrario. Se ciò si verificasse, sarebbe un fatto "inqualificabile", al Senato c'è una maggioranza che ve ben al di là dei numeri del Pdl. Il messaggio al Pd è chiarissimo.

Riforma della Giustizia. Per Rodotà sembra di essere tornati ai temi della bicamerale, quando Berlusconi mise in campo una precisa strategia. "Quando si costituì la Commissione bicamerale D'Alema, Berlusconi chiese che al primo posto fosse iscritta la questione giustizia. Non era compresa tra i compiti della commissione ma ne divenne l'architrave, per accontentare Berlusconi. E infatti, come ci ha rivelato alcuni giorni fa l'ex ministro Flick il suo pacchetto di riforma della Giustizia venne allora bloccato; D'Alema stesso glielo chiese con una lettera".

Le Reazioni del Pdl alla Sentenza. Rodotà sull'argomento non ammette posizioni compromissorie. "I comportamenti tenuti sono qualificabili come eversivi, nel senso che negano i fondamenti della democrazia costituzionale". Per l'intervistato, questi comportamenti, erano prevedibilissimi dal Pd; nel momento stesso in cui si è scelto di imbracarsi un'esperienza di governo con il Pdl non si potevano non metterli in conto. Mentre Letta ha dichiarato, in nome della governabilità, di aspettare Berlusconi alla prova dei fatti, Rodotà sottolinea che sarebbe l'ennesimo errore quello di confidare in "un ravvedimento operoso". L'intero sistema costituzionale in questo momento è sotto ricatto.

Progetti di iniziative future. "Dico solo che oltre alle responsabilità dei partiti, c'è una responsabilità propria di soggetti politici sociali e civili che in questo periodo si sono mobilitati e che devono trovare forme di espressione". Rodotà ha confidato a Il Manifesto, che insieme ad altri, sta pensando di mettere insieme una serie di realtà che in questi anni hanno lottato, in uno stato di emergenza democratica, per il rispetto della costituzione, per i diritti sociali ed individuali.

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