Giudice Esposito: la Procura acquisisce l'audio dell'intervista al Mattino

«Berlusconi sapeva» è un virgolettato realmente pronunciato dal giudice? O è solo un titolone? La smentita del giudice è molto simile alla nostra ricostruzione. E adesso è davvero il momento di fare chiarezza.

La Procura generale della Corte di Cassazione ha acquisito la registrazione integrale che Antonio Esposito ha rilasciato al Mattino.

Ascoltare integralmente l'audio da 34 minuti è l'unico modo per chiarire defintivamente la questione.

Ma cos'ha detto davvero il Giudice Esposito? Lo scoop è tutto nel titolo

7 agosto 2013: c'è un gran bisogno di far chiarezza sull'intervista del Giudice Esposito al Mattino. Perché quanto accaduto lascia davvero allibiti.

Dunque. Esce questa benedetta intervista sul Mattino. Il titolo è clamoroso. Fa un rumore che, per il Pdl, dovrebbe addirittura far tremare le fondamenta della sentenza Berlusconi. O forse della Cassazione tutta. Poi Esposito smentisce. Il Mattino insiste. Esposito smentisce ancora. Alla fine il Mattino pubblica l'audio. E, sorpresa, nell'audio manca la domanda che trasforma un discorso generale in un discorso specifico (come ipotizzavo più sotto, dicendo, appunto, che avremmo dovuto sentire la registrazione per vedere se ci fosse la domanda). Ma per il grosso della stampa, Esposito è incastrato.

Giudice Esposito | Rassegna stampa

Per la stampa di destra, è "sputtanato". Per quella di sinistra o presunta tale, basta il fatto di aver pubblicato un audio da parte del giornale perché sia vero quel che dice il giornale. Qualcuno lo sente, quest'audio? Chi lo sa.

Addirittura, oggi, su Il Manifesto (mica un giornale di destra o della famiglia Berlusconi, eh), viene intervistato Antionio Manzo, «espertissimo cronista de Il Mattino di Napoli».

L'intervista viene accompagnata da un pezzo di Fabozzi che dice che il Mattino

«Ha pubblicato una registrazione che persino peggiora la posizione del giudice»

In che modo peggiorerebbe la posizione del giudice? Davvero non ci è dato saperlo. L'audio lo possiamo ascoltare tutti: contiene un discorso evidentemente generico. Manca la domanda del giornalista che trasforma il "generale" in "particolare", domanda che poi è stata aggiunta nell'intervista, domanda che cambia il senso e che infatti viene evidenziata da Esposito.

Insomma. Non è mica cosa da poco, eh?

Ma veniamo al pezzo-intervista, firmato da Adriana Pollice. La collega scrive:

«Rileggendo l'intervista, si vede l'abilità del cronista che evita le domande dirette per farsi raccontare quel che non si può dire»

Giudice Esposito Antonio Manzo - Il Manifesto

Io, rileggendo l'intervista, vedo un discorso generale trasformato in particolare. Poi leggo la smentita di Esposito, che dice:

«L’intervista era stata concessa esclusivamente per trattare di temi generali , del tutto estranei alla regiudicanda , quali il funzionamento della Sezione feriale , la composizione di essa , il numero dei processi trattati dalla feriale per impedire la prescrizione , la necessità di celebrare il processo in tempi brevi , data l’imminente prescrizione , e l’opportunità della pubblicità integrale dell’udienza relativa al processo in questione, con completa esclusione di ogni riferimento a questioni di merito inerenti alla sentenza»

leggo che nell'intervista stessa del Mattino, un paio di volte il Giudice dice chiaramente che non può rispondere.

Leggo, infine, quel che dice Manzo alla Pollice sul Manifesto a proposito della risposta sul "non-poteva-non-sapere":

«Ci siamo arrivati per gradi, il giudice esposito è sempre stato molto attento a rimanere nei limiti delle spiegazioni giuridiche, ma quando si arriva al nocciolo dei fatti, ha dovuto ammetterre "No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere. Il titolo "Berlusconi condannato perché sapeva" è venuto in mente al direttore Alessandro Barbano e a me».

Peccato che nell'audio – che risento – il giudice parli di Tizio, Caio, Sempronio. Faccia esempi. Peccato che, come titola lo stesso Manifesto, che pure di fatto esalta il collega,

«lo scoop della polemica è tutto nel titolo».

Titolo che non corrisponde a un virgolettato reale. Quindi lo scoop non c'è. Amen.

Tant'è, oggi, ovviamente, per il mondo che si interessa alla vicenda, Esposito è quello che ha parlato incautamente al Mattino (e non c'è dubbio su questo: poteva evitare, come scrivevo ieri: non poteva non sapere che casino sarebbe successo) e chissà cos'altro. Questa ricostruzione la leggeremo in tre. E tu guarda se, per stigmatizzare lo stagno in cui sguazzano giornalismo e politica in Italia uno deve mettersi a fare qualcosa che, a volerla strumentalizzare, potrebbe sembrare l'arringa difensiva di un giudice che ha condannato Berlusconi. Non è così. Ma anche questo, forse, lo sappiamo in tre.

La rassegna stampa sull'audio di Esposito

00.00: il Mattino ha pubblicato l'audio. Ma continua a non sentirsi Esposito pronuniciare le parole che gli vengono attribuite. Anzi, il discorso del giudice è sollecitato da una domanda generale, all'inizio. Non si parla mai, in nessun momento di Berlusconi e, soprattutto, non c'è, nella registrazione audio, la domanda che poi il giornalista scrive nel pezzo e che cambia completamente il senso dell'intervista, spostando dal generale al particolare.

Per i giornali di destra, «Esposito sputtanato». Ma gli altri non riescono a prednere una posizione netta (che è anche l'unica possibile). nel dire che il titolo del Mattino è fuorviante, che la domanda non c'è, che Esposito non ha mai parlaro di Berlusconi né delle motivazioni della sentenza. Non lo scrive nessuno, tranne noi.

Cos'ha detto davvero Esposito?

Giudice Esposito Berlusconi condannato perché sapeva

Mentre il fuoco di fila parte serratissimo contro il Giudice Esposito (che francamente poteva evitare, ma giusto perché non poteva non sapere – sic – quel che sarebbe successo), sorge un dubbio, al sottoscritto. Un dubbio legittimo. Ed è: ma insomma, qualcuno ha letto veramente quel che ha detto il Giudice Antonio Esposito? Oppure no?

Ci si è forse fermati al titolone roboante del Mattino di Napoli?

Perché il titolo è questo:


    Intervista esclusiva al giudice Esposito:
    «Berlusconi condannato perché sapeva»

Clamoroso. Incredibile. Pazzesco. Ma il Giudice Antonio Esposito, mentre la Cancellieri chiede chiarimenti, mentre Santacroce parla di intervista inopportuna, mentre il Pdl si scatena, mentre il Pd tace (che deve fare, un partito che non esiste più, se non tacere?) mentre ci si accapiglia e ci si azzuffa, qualcuno ha spulciato, per caso, l'intervista per vedere se quel virgolettato del titolo corrisponda?

E' facile leggerla. L'intervista è integralmente online.

Ecco il botta e risposta:

Il giornalista scrive:

Lasciamo in un angolo le polemiche. Può esistere, chiamiamolo così, un principio giuridico secondo il quale si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato «non poteva non sapere»?

Il virgolettato riportato come risposta è:

«Assolutamente no, perché la condanna o l’assoluzione di un imputato avviene strettamente sulla valutazione del fatto-reato, oltre che dall’esame della posizione che l’imputato occupa al momento della commissione del reato o al contributo che offre a determinare il reato. Non poteva non sapere? Potrebbe essere una argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza».

Il giornalista, poi, scrive ancora, come domanda:

Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E qual è allora?

E la risposta riportata è questa:

«Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva. Non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio o Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. È un po’ diverso dal non poteva non sapere».

Ora. E' evidente che in nessuna riga ci sia mai, nemmeno una volta, se non nel titolo «Berlusconi sapeva» (visto che la polemica riguarda il fatto che Esposito avrebbe anticipato via intervista le motivazioni della sentenza, non è una cosa da poco). Nemmeno una volta. Berlusconi, nei virgolettati riportati, viene nominato due volte dal giudice. La prima per parlare del fatto che il processo sarebbe andato in prescrizione il 1° agosto, la seconda per ricordare che c'erano 47 motivazioni di ricorso per il solo Berlusconi. Berlusconi, poi, non è mai soggetto delle frasi di risposta del giudice.

Nella prima domanda sull'argomento "sapeva-non-sapeva", è il giornalista a parlare in generale. E il "non-poteva-non-sapere" diventa oggetto di una risposta che spiega che l'argomentazione non potrebbe essere mai alla base di una sentenza.

Anche la risposta alla seconda domanda (bisognerebbe sentire la registrazione anche della domanda, ma ci fidiamo ciecamente del collega) è generica.
E siccome ci fidiamo ciecamente del collega ci fidiamo anche del fatto che se Esposito avesse mai detto «Berlusconi sapeva», lui lo avrebbe riportato fedelmente nell'intervista, la frase non sarebbe stata relegata al titolo.

Insomma: sorge il dubbio che non si sia letta l'intervista, e che il titolo abbia avuto la meglio sul resto. Perché non si vedeva l'ora, ovviamente, che ciò accadesse.

Si sta discutendo da ore e ore per un titolo giornalistico. D'effetto e molto interessante, senza ombra di dubbio.

D'altro canto, Esposito, consapevole del fatto che avrebbe potuto evitarsela, questa intervista, si mette a smentire e a parlare di "manipolazione", quando, ahinoi, la manipolazione è solamente del sistema mediatico e della sempre più bassa soglia dell'attenzione. Un titolo diventa verità. Vallo a smentire, poi. Toccava pensarci prima e tacere per qualche tempo.

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