#natoimparato - Perché risale lo spread?

perché risale lo spreadContinua la saga di saggezze da aperitivo di #natoimparato: una rubrica quotidiana che troverete in giro per i blog del network. Spiegherà come fare bella figura in situazioni nelle quali non sapete assolutamente nulla ma dovete dare l’impressione di essere preparati su un tema. Un manuale di conversazione pratico, un bigino per spiegarla semplice a chi sa nulla o brancola nel buio: un bigino che troverete archiviato su Twitter seguendo l’hashtag #natoimparato. Avete un tema sul quale volete essere edotti? Chiedetecelo su Twitter!

Perché se ne parla? Perché quel maledetto spread risale. Eravamo tutti così tranquilli: sembrava che Monti avesse agito sullo spread come un'iniezione di bromuro su un militare affetto da priapismo. Invece? Invece no ovviamente, perché pensare che grazie a un loden e qualche professore fossimo fuori dal guaio in cui eravamo sprofondati a fine 2011 era un'illusione. E ora lo spread risale in un'altalena inarrestabile: a fine 2011 eravamo intorno ai 550 punti, siamo scesi fino a 270 intorno a metà marzo, ieri siamo risaliti fino a superare i 400.

Cosa devi sapere? Dare una definizione semplice e chiara di spread potrebbe essere un inizio. Lo spread è il differenziale di rendimento tra BTP, i Buoni del Tesoro Poliennali, e i Bund, il loro equivalente tedesco. I Bund tedeschi sono presi come pietra di paragone in quanto la Germania è ritenuta il Paese più stabile dell'Eurozona, e quello che offre maggiori garanzie di una totale, eterna, impeccabile solvibilità - e solidità - del debito. Noi siamo un po' diversi: il resto del mondo si fida un po' meno delle nostre garanzie e della nostra capacità di onorare il debito. Motivo per cui investire in BTP è più rischioso e per questo motivo è un investimento meglio remunerato. Esistendo diverse scadenze per quel genere di titoli esistono anche differenti spread: quello che sentiamo normalmente è collegato al rendimento dei titoli decennali.

Cosa devi dire? Si sa: è colpa di questa entità sfuggente che sono "i mercati", queste piazze di invisibili schizofrenici urlanti che un giorno vedono le cose in un modo, il giorno dopo in un altro, quello successivo mandano in fallimento un intero Paese. Ma puoi sempre dare la colpa alla stampa, funziona sempre e c'è anche chi ci ha scritto qualcosa: era LaVoce.info a citare questo lavoro che mirava a tracciare la correlazione tra aumento dello spread e notizie pubblicate sul tema. Sorpresa: quando si parlava più di intercettazioni, lo spread scendeva!

Un’analisi statistica della differenza tra lo spread dei Btp italiani e dei titoli di Stato spagnoli rispetto ai Bund tedeschi mostra come questa differenza aumenti significativamente - a danno dell’Italia - quante più notizie sulla manovra finanziaria hanno pubblicato i quotidiani italiani il giorno precedente (e in particolare il Corriere della Sera). Dall’altro lato, questa differenza diminuisce – a vantaggio dell’Italia - quante più notizie a proposito delle intercettazioni ha pubblicato il Corriere il giorno precedente. Dal lato spagnolo, forse aveva ragione Giulio Tremonti: vi è qualche segno di miglioramento dello spread quante più notizie sulle elezioni (anticipate) sono pubblicate il giorno precedente su El Mundo.

Fantastico no? La prossima volta passa oltre: potresti incolpare dello spread un passante con un buffo cappello.

Bene, ma perché è risalito in questi giorni, proprio in questi? Lo spiegava bene Il Sole24Ore, è un effetto congiunto delle trimestrali e del "rischio contagio" della Spagna.

Partiamo dall'effetto trimestrali:

Molti istituti di credito, che in pancia detengono una rilevante quantità di titoli sovrani periferici, hanno approfittato della rivalutazione dei prezzi dei titoli di Stato partita lo scorso gennaio (con conseguente calo di rendimenti e spread con il Bund tedesco) per portare a casa e nei bilanci trimestrali importanti plusvalenze

E poi passiamo alla Spagna, dove una manovra di austerity da 40 miliardi di euro e una disoccupazione tremenda - al 20% - oltre a qualche problemuccio sul versante immobiliare che non approfondiremo rendono probabile un periodo buio.

il ministro delle Finanze (nel caso specifico Luis de Guindos) indica, come ha fatto ieri, che «la Spagna non ha bisogno di salvataggi, per il momento» non trasmette certo serenità ai mercati, anzi.

Mercati non sereni = spread che sale.

Cosa non devi dire? No signoraggio, no Bilderberg, no complottismo. No fine del mondo 2012, no si stava meglio quando si stava peggio, no ritorniamo alla lira, no i tedeschi ci vogliono comprare. No, no, no. Per sollevare la conversazione è valido accennare a Sara Tommasi: ma accennarne in quanto Sara Tommasi, e non in quanto straniante vedette della lotta contro il potere delle banche di Alfonso Luigi Marra.

Come avere ragione? Sei un apostolo del credo montiano? È ok: ognuno fa le sue scelte. Nel buio della tua stanzetta aliti su occhiali dalla montatura sobria e spazzoli dolcemente un loden appena ritirato in tintoria? Declama le parole del TecnoVate, pronunciate alle 12.24 del 30 dicembre 2011. Le scritture parlano chiaro

“La lettura che io propongo di dare a questa vicenda dello spread è di non sovrastimarlo né quando va bene né quando va male - come ha detto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ‘Sappiamo che la fiducia si perde con rapidità e si ritrova lentamente’ - Ieri e oggi ci sono state aste di buoni del Tesoro e sono andate piuttosto bene, ma non consideriamo terminate le turbolenze finanziarie. Il lavoro d’ora in poi è da fare soprattutto in Europa”

Montiano e non montiano: scarica la colpa sull'Europa, di solito funziona come con la stampa.

Foto | ©TMNews

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