Difendere i diritti umani e sociali in Colombia è sempre più pericoloso: 37 attivisti uccisi nei primi sei mesi del 2013


Secondo quanto riportato dal quotidiano El Pais, in Colombia, i difensori dei diritti umani delle diverse comunità vivono situazioni di rischio. Ciò si evince da un rapporto (Héroes Anónimos) del programma Somos Defensores, che svolge attività di monitoraggio sulle aggressioni contro i leader sociali e gli attivisti che si battono per i diritti umani in Colombia.

In media, durante il primo semestre del 2013, ogni giorno è stato aggredito un'attivista e ogni quattro uno di loro è stato assassinato. Mentre le aggressioni (che includono minacce, attentati, detenzioni arbitrarie) si sono ridotte del 5,6% rispetto al primo semestre del 2012, gli omicidi sono cresciuti del 27%. Nei primi sei mesi del 2013 i leader sociali assassinati sono stati 37.

C'è stato poi un salto di qualità nella modalità di minacciare.

Le minacce si sono andate trasformando e sono diventate sempre più dirette. Nel 2011 erano in maggiornaza digitali, attraverso posta elettronica. Nel 2012 gli attori armati si presentavano ai leader sociali per tentare di zittirli, nel 2013 le minacce si sono trasformate in azioni fisiche

Così si è espresso Carlos Guevara, membro del programma Somos Defensores, nel quale cooperano tre Ong per i diritti umani.

Le vittime sono in maggioranza sindacalisti, leader comunitari, dirigenti indigeni, richiedenti terreni, rappresentanti di desplazados e vittime causate dal conflitto armato. Generalmente, i difensori dei diritti uccisi, vengono prima sequestrati e poi eliminati. Tutte le volte che si è ritrovato il corpo di uno di loro si sono potute ravvisare tracce di tortura.

Uno degli ultimi casi di eliminazione di un rappresentante dei diritti sociali è quello di Éver Cordero, personalità riconosciuta nell'ambito delle lotte sociali. Cordero, che si batte per la restituzione delle terre nel dipartimento di Córdoba, è stato assassinato lo scorso 9 di aprile. E'stato ucciso mentre si recava alla marcia per le vittime del conflitto e per il processo di pace in Colombia tra Stato e Farc.

Il report rende conto anche dei possibili responsabili delle aggression. Nel 70% dei casi è molto probabile che si tratti di gruppi paramilitari seguiti da membri di bande criminali.

Il governo di Juan Manuel Santos continua ad avere un atteggiamento ambiguo nei confronti del paramilitarsimo, le collusioni tra questo e i governi che si sono succeduti in Colombia ormai sono diventate note. Inoltre le misure sicuritarie messe in atto dal governo colombiano si sono dimostrate inefficaci, come ha sottolineato lo stesso Guevara. L' Unidad de Protección ha puntato a un incremento dei carri blindati e delle scorte, ma non ha saputo elaborare un sistema di prevenzione e di investigazione. Dal 2009, 219 difensori dei diritti umani sono stati uccisi.

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