Crisi, partiti pieni di soldi, italiani a secco. E Monti?

La tassa (annunciata poi ritirata) sui messaggini non è stato solo l’ennesimo scivolone del governo, ma anche la dimostrazione di volere raschiare il barile. Ma a vanvera. Ora tocca all'Imu, rateizzata.

In poche parole, Monti ha fatto un buon lavoro (pur facendo calare la scure sui soliti noti) nella fase uno, quella del risanamento, ma nelle ultime settimane annaspa, non riuscendo ad innestare la seconda marcia, quella della ripresa. Anzi, il cambio del prof “gratta”, il motore non gira e si surriscalda, il mezzo (cioè il Paese) procede a sussulti e rischia di rimanere impantanato in mezzo alla palude.

Silvio Berlusconi e i suoi governi hanno fatto danni incalcolabili. Ma non si può incolpare a vita il Cavaliere. L’Italia riuscì a risorgere dopo 20 anni di fascismo e la seconda guerra mondiale. Perché oggi non accade?

E’ mutato il quadro generale internazionale ma soprattutto oggi in Italia i partiti invece di rappresentare una risorsa per la democrazia e per lo sviluppo economico sono una palla al piede, una corda al collo degli italiani.

Il quadro è fosco: tasse, corruzione, crisi. Imprenditori, lavoratori e pensionati che si tolgono la vita, partiti (non tutti, ma quasi) in mano a clan, pieni di soldi e italiani con le tasche vuote, il Parlamento di nominati più costoso e inutile d’Europa, il terzo debito pubblico del mondo, fughe di cervelli e di aziende, un giovane su tre senza lavoro, mafia e camorra quasi ovunque. Non c’è da stare allegri.

Il Paese è a un bivio. Quasi più nessuno crede nei partiti e non sono pochi a chiedere l’uomo forte. Si rischia di cadere dalla padella alla brace.

Ma urge la svolta: Monti più deciso e svincolato davvero dai partiti, chiamati a rendere conto. Dalle urne del 6-7 maggio la prima risposta.

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