Ore 12 - Alfano, Bersani, Casini al "palo", in attesa del voto di maggio. Monti solo al timone

altroSpread e mercati in surriscaldamento dimostrano un dato inequivocabile: cresce la sfiducia, torna il pessimismo. Insomma la certezza che Monti riesca a “sfangarla” è oramai legata a un filo di lana.

Il governo dei prof ha dimostrato anche limiti pesanti, incapace di imboccare la fase due, quella della crescita. Ma le colpe sono dei partiti: Pdl, Pd, Udc giocano al “più uno”, impegnati solo a coltivare il proprio orticello, terrorizzati di essere travolti dall’onda montante dell’antipolitica.

I sondaggi parlano chiaro: Pdl e Pd sotto il 20 per cento, forte ascesa del movimento “5 stelle” di Beppe Grillo, tenuta della stessa Lega, pur travolta dai recenti scandali. I partiti, Pd in testa, da una parte gridano al rischio dell’antipolitica, ma dall’altra non muovono un dito per fermare la possibilità che il Paese precipiti di nuovo nel buco nero della sfiducia.

Pdl, Pd, Udc hanno oramai il chiodo fisso del 6-7 maggio: lì decideranno se staccare la spina a Monti. Alfano, Bersani, Casini temono davvero che gli italiani lancino il segnale del “benservito” a questi partiti e a queste leadership. Al di là delle dichiarazioni di intenti, i partiti stanno bloccando l’azione del governo. E al di là delle promesse, il governo non si schioda dall’immobilismo e le riforme annunciate restano tali.

Così il populismo di alcuni partiti e movimenti cresce di pari passo con la sfiducia della gente. Che fare? Monti dialoghi più apertamente con il Paese reale, dica esattamente come stanno le cose, stani i partiti che fanno melina. L’alternativa a Monti non c’è. Neppure dopo il voto di maggio. Ma l'Italia, oggi in ginocchio, rischia di precipitare nel tunnel.

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