Abolizione delle province: la proposta della Società Geografica Italiana

36 dipartimenti che andrebbero a sostituire anche le regioni. Dai nomi come "Salento", "Langhe" e "Alto Tirreno". Ma qualche perplessità rimane.

Dove oggi ci sono 110 province (che il Governo Letta sta provando a smantellare) e 20 regioni, resteranno solo 36 aree, più piccole delle regioni e sulla scorta dei "dipartimenti" alla francese. Restituendo coerenza storica ai territori italiani e, già che ci siamo, riorganizzando comunità montane e collinari.

La proposta arriva dalla Società Geografica Italiana, che da trent'anni è al lavoro su un riordino territoriale dell'Italia. Come cambierebbe la Penisola? Facciamo qualche esempio: il Piemonte verrebbe suddiviso in tre enti più piccoli, comprendenti i territori di Asti, Cuneo e Alessandria in uno (Le Langhe), un secondo che corrisponderebbe alla provincia di Torino, un terzo unendo Novara, Vercelli e la Valle d'Aosta (non è dato sapere come la prenderebbero i valdostani, popolazione con tendenze indipendentiste).

Spostandoci nel centro-nord: un nuovo dipartimento sarebbe composto da La Spezia (al momento in Liguria) assieme a Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara (in Toscana); tutte in un nuovo ente chiamato Alto Tirreno. Si tratta di suddivisioni, non abbiamo dubbi, basate anche su logiche storiche; un problema però potrebbe essere il fatto che le regioni sono ormai entrate nel "sangue" degli italiani. Quanto potrebbe pesare un "trasferimento"?

E a sud che succederebbe? L'area del Salento diventerebbe un'entità ufficiale chiamata, ovviamente Salento, mentre più nord Bari guiderebbe il territorio delle Terre di Bari. Ancora più su, Campobasso e Foggia si unirebbero in una riedizione del 21° secolo della Capitanata. Non subirebbero invece modifiche le Marche, l'Umbria, l'Abruzzo, la Basilicata, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige.

Il presidente della società Sergio Conti spiega a Repubblica come si tratterebbe di una "aggregazione intercomunale e non di un accorpamento delle province". Un sistema che ha lo scopo di premiare "competitività, sostenibilità e innovazione" di unità amministrative autosufficienti e che porterebbe, di conseguenza, un grande risparmio.

La proposta comunque va oltre la boutade e sta venendo presa seriamente in considerazione dalle parti del ministero per gli Affari Regionali. Ma qualche perplessità rimane: come spostare la collocazione storica-geografica di alcuni territori senza far nascere nuovi malumori? E soprattutto, che fine farebbero le Città metropolitane che entro breve dovrebbe fare la loro apparizione?

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