Datagate: il Washington Post e il New York Times contro Obama

Tutti contro Obama. Nella conferenza stampa di ieri, il Presidente USA perde un'occasione di riscatto. Non riconosce importanza a Edward Snowden e la sua agenda appare debole.

Intendiamoci, è un inizio. Ma nonostante la conferenza stampa di ieri, o forse proprio a causa della medesima, Barack Obama si becca critiche d'ogni genere. E' vero che sono stati proposti dei punti fondamentali per cominciare a far chiarezza sull'NSA.

Barack Obama: WP e NYT lo criticano

E' vero che sono stati resi pubblici due documenti importanti, che vanno esaminati con calma (il Section 215 White Paper, ovvero l'interpretazione legale secondo cui la NSA è autorizzata a spiare le comunicazioni degli americani, e il N.S.A. on Legal Authorities, ovvero le autorizzaziokni legali che utilizza l'agenzia).

Ma è altrettanto vero che è troppo poco.

Washington Post: Obama sbaglia

Obama, il Washington Post

Apre le danze il Washington Post che – non a torto – rileva il primo errore del Presidente degli Stati Uniti. Quello di non riconoscere il merito di Edward Snowden.

Il titolo è senza mezzi termini: «Il Presidente sbaglia». E come dar torto al WP?

Ieri, Obama ha detto:

«Non credo che il signor Snowden sia un patriota. Ho chiesto un esame approfondito delle nostre operazioni prima delle rivelazioni di Snowden. Preferisco, e credo che lo preferiscano anche gli americani, che ci sia un esame ordinato e legale delle nostre leggi».

Ma Obama, probabilmente, mente a se stesso. Sa benissimo anche lui, in cuor suo, che senza Snowden non si sarebbe mai sollevato il dibattito (che per settimane si è cercato di incentrare esclusivamente sulla spy story). Il Washington Post fa qualche esempio.

A giugno del 2012, il Senatore Ron Wyden (democratico, beninteso) chiese una stima del numero di americani spiati dalla NSA l'anno precedente. La sua richiesta venne respinta dall'agenzia – non priva di senso dell'umorismo, evidentemente – dicendo che sarebbe stata violazione della privacy, rivelare chi era stato spiato. A marzo del 2013, sempre Wyden chise a Clapper (il direttore della NSA) se l'agenzia stesse raccogliendo dati su milioni di americani. Clapper rispose un laconico «no, sir». E sono 4 anni che Wyden cerca di rendere pubblica l'interpretazione legale della Foreign Intelligence Surveillance Court sulla Sezione 215 del Patriot Act, il documento che è stato pubblicato ieri.

Patriota o no, conclude il WP, senza Snowden il dibattito non ci sarebbe stato.

Il New York Times attacca: agenda debole

Obama sul New York Times

Anche il New York Times affonda i denti nella carne scoperta dallo scandalo, commentando il contenuto delle promesse di Obama, che vengono definite

«un'agenda debole».

E questa agenda debole, secondo l'opinione del quotidiano, potrebbe derivare da una mancanza di comprensione da parte del Presidente su quel che vogliono gli americani in merito allo scandalo.

«Fundamentally, Mr. Obama does not seem to understand that the nation needs to hear more than soothing words about the government’s spying enterprise. He suggested that if ordinary people trusted the government not to abuse their privacy, they wouldn’t mind the vast collection of phone and e-mail data».

Secondo l'editoriale del New York Times, insomma, Obama non sembra proprio aver capito che non servono rassicurazioni e belle parole mentre lo spionaggio continua. Perché lo spionaggio continua. E il Presidente USA, che paragona il bisogno di trasparenza alla differenza fra dire alla propria moglie che si sono lavati i piatti e mostrarglieli lavati, sembra proprio pensare che siano sufficienti le operazioni di trasparenza.

Come dire: sapete che vi spiamo, continuiamo a farlo. Ma ora che lo sapete, non potete dirci nulla perché la vostra fiducia non è più tradita.

Non è questione di fiducia. E' questione di controllo. E' questione del fatto che il controllo e lo spionaggio dei cittadini americani deve cessare in assenza di evidenti rischi terrorismo (per l'estero, la questione riguarda gli altri paesi, ovviamente).

«Se il Presidente è davvero preoccupato dell'ansia dell'opinione pubblica, può dare un supporto concreto per fare significativi cambi nella legislazione, invece di cercare di far credere a tutti che i piatti sono puliti».

Insomma. Intendiamoci, come si diceva in apertura del pezzo. Quello di Obama è un inizio. Ma è in inizio che non può accontentare gli americani. Almeno, secondo due dei giornali più influenti d'America.

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