Festival del Giornalismo Perugia 2012 - Giulio Tremonti e la comunicazione dell'euro

giulio tremonti

Blogo e Blogosfere sono al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia 2012: tra gli incontri clou del pomeriggio di ieri, sicuramente quello con Giulio Tremonti, ex ministro delle Finanze del governo Berlusconi. Il panel di Tremonti - insieme a Lucio Caracciolo di Limes, Federico Fubini del Corriere della Sera e Thierry Vissel della Commissione Europea è stato l'occasione per fare il punto sull'euro e sulla comunicazione sull'euro.

Non sono buone notizie. Il Tremonti apocalittico degli ultimi tempi si conferma in pieno. Ma è invecchiato, ha la faccia stanca. E resta un oracolo difficile da interpretare.

"Io sono convinto che la nostra generazione abbia un appuntamento col destino, c’è una crisi nel senso di rottura del paradigma. Quasi tutte le soluzioni applicate finora sono inutili o negative, serve una riflessione profonda"

E fin qui ci siamo. Interessante quanto spiegato da Vissel, riguardo all'eterno prossimo vertice cruciale della zona euro. Vi ricordate di quel periodo in cui ogni incontro a Bruxelles o a Strasburgo era decisivo? Bene: ma chi aveva deciso che quello era il vertice decisivo? Ricordate "la settimana per salvare l'euro" di Olli Rehn? Tutte chiacchiere o formule giornalistiche per riempire una pagina, perché le soluzioni non sono certo dietro l'angolo.

E di certo non sono uscite da quei vertici: forse usciranno dal prossimo, ma è abbastanza lecito dubitarne. Nelle parole di Vissel

Il problema è sapere chi annunciava vertici come risolutivi. Sicuramente non la Commissione Europea, poi si deve sapere chi decide. Chi decide sono i ministri cioè, i rappresentanti stati membri. Quando si fa un Consiglio si fa una conferenza stampa, ma ogni ministro poi fa la sua dicendo la sua. Di che stiamo parlando? Di comunicazione, di informazione o di comunicazione e marketing? (…) la ricerca del consenso nei paesi viene prima dell’Europa

Già quella ricerca del consenso che viene prima di tutto: perché i politici, in particolare quelli italiani si sentono dei poveri precari. Per Fubini:

I politici percepiscono se stessi come dei precari che rischiano di perdere il lavoro e raccontano verità funzionali al loro rinnovo del contratto.

Con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Ma al di là della comunicazione dell'euro, che dice Tremonti della situazione italiana di oggi? Non la vede bene: una recessione molto sottostimata, dalla quale difficilmente usciremo nel 2013.

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