Dal Soggetto Politico Nuovo nasce Alba. Ma la partecipazione è lontana

Soggetto Politico Nuovo

E' Alba il nome votato nel corso dell'assemblea del Soggetto Politico Nuovo. Un nome poco "nuovo", un acronimo che sta per Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente (solo alcuni dei temi centrali del Soggetto Politico Nuovo, tuttavia).

L'assemblea di ieri a Firenze non ha portato grandi novità, di fatto, eccezion fatta per il nome, appunto. A posteriori, dopo aver assistito ai lavori, la sensazione è quella di un'occasione persa (l'ennesima, probabilmente). Partiti e movimenti presenti hanno fatto la loro passerella e hanno rivendicato - tanto per cambiare - la propria autonomia (come se poi qualcuno si sognasse di negare l'autonomia di altri, per carità). Le personalità più avvezze all'orazione hanno parlato dei loro contenuti e riscosso successo.

Ma i grandi assenti erano i cittadini. Intendiamoci: cittadini c'erano eccome. In platea, ad ascoltare. Mentre dovrebbero essere protagonisti, parlare (lontani dalla dinamica dell'oratore dietro al microfono), partecipare ai lavori in maniera concreta. E, per farlo, occorre che siano facilitati con metodi partecipativi. Non è un caso, d'altro canto, che le agenzie e i mezzi di comunicazione che hanno dato la notizia si siano focalizzati sulla presenza dei "professori" e degli ex girotondini, e sui "big".

Se la strada per una democrazia partecipata è quella che si è intravista ieri a Firenze, be', c'è ancora molto da fare. Certo, il Soggetto Politico Nuovo è solo all'inizio. O meglio, all'Alba. C'è da augurarsi, se non altro per tutti coloro che credono nella necessità di un superamento della politica rappresentativa così come si manifesta oggi in Italia, che la strada non sia già un viale del tramonto.

Anche perché, i quattro punti programmatici del manifesto sono molto interessanti e rappresentano una sintesi che dovrebbe essere veicolata per prima.

Eccoli, a beneficio di chi non li avesse letti:

1) Si rompe con il modello novecentesco del partito, introducendo nuove regole e pratiche: trasparenza non segretezza, semplicità non burocrazia, potere distribuito non accentrato, servizio non carrierismo, eguaglianza di genere non enclave maschili, direzione e coordinamento collettivo e a rotazione, non di singoli individui carismatici.

2) Si rompe con questo modello neo liberista europeo che vuole privatizzare a tutti i costi, che non ha alcuna cultura dell’eguaglianza, che minaccia a morte lo stato sociale, la dignità e sicurezza del lavoro. Si insiste invece sulla centralità dei beni comuni, la loro inalienabilità, la loro gestione democratica e partecipata.

3) Si rompe con la visione ristretta della politica, tutta concentrata sul parlamento e i partiti. Si lavora invece per un nuovo spazio pubblico allargato, dove la democrazia rappresentativa e quella partecipata lavorano insieme, dove la società civile e i bisogni dei cittadini sono accolti e rispettati.

4)Si riconosce l’importanza della sfera dei comportamenti e delle passioni, rompendo con le pratiche mai esplicitate ma sempre perseguite dal ceto politico attuale: la furbizia, la rivalità, la voglia di sopraffare, il mirare all’interesse personale. Al loro posto mettiamo l’inclusività, l’empatia, la mitezza coniugata con la fermezza.

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