Legge contro omofobia. Cara Boldrini, care associazioni, una legge non fa la cultura

Tutti sperano che venga approvata la legge contro l'omofobia. Ma è sufficiente? E' almeno un punto di partenza?

Laura Boldrini vuole la legge sull'omofobia

Muore un altro ragazzino. Si suicida, vittima del bullismo, dell'omofobia, di un paese retrogrado che non sa proteggere la fragilità dei suoi cittadini, che non sa arricchirsi delle differenze dei singoli.

Le associazioni, dice Repubblica, chiedono a gran voce una legge. Un decreto urgente.

Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, dice, fra l'altro:

«Questo suicidio come tanti altri casi di discriminazione che avvengono a scuola in famiglia e nei gruppi di amici è colpa di un'Italia ancora in gran parte omofoba [...] La politica smetta di giocare sulla pelle dei gay ed il presidente Letta approvi d'urgenza un decreto serio contro l'omofobia, come fatto per il femminicidio»

Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, è del medesimo avviso:

«Questa vicenda avviene nel mezzo del dibattito sulla legge contro l'omofobia. Mi chiedo quante vittime sono ancora necessarie per superare le resistenze di chi non vuole una legge di questo tipo che non c'entra nulla con la libertà di opinione».

Laura Boldrini, su Facebook, scrive:

«Ho fiducia che la Camera, che ha già avviato la discussione in aula del testo sull'omofobia, saprà trovare alla ripresa il modo per dare risposta alle attese e varare con la più larga maggioranza una legge che ci allinei agli altri Paesi dell'Unione europea».

Ora. A parte il fatto che verrebbe da chiedersi cosa troverà posto, nell'eventuale decreto (visto che in quello sulla violenza di genere si parla di esercito, No Tav, Protezione civile). A parte il fatto che, come si rileva su Queerblog, la legge, allo stato attuale, secondo quanto appreso, è già ampiamente "svuotata" del suo significato più profondo, ma siamo proprio sicuri che sia questa la strategia migliore da adottare?

Una legge può fermare l'omofobia? Siamo veramente così illusi da pensarlo, cara Presidente Boldrini, care associazioni?

Ma insomma. La politica, per oltre 20 anni si è completamente disinteressata delle persone, della scuola, della cultura (anzi, laddove ha potuto, le persone le ha spremute, la scuola e la cultura tagliate abbondantemente) e ora si invoca una legge, come se fosse la panacea di tutti i mali?

Si ricominciasse, piuttosto, a mettere la persona al centro della politica, e ad avviare una pratica di rieducazione di un paese sempre più impreparato e ignorante; a reintrodurre con un piano preciso e puntuale l'insegnamento dell'educazione civica a scuola.

Io capisco il senso di impotenza di fronte a gesti come quello del giovane suicida romano. Capisco che si voglia rispondere all'emergenza. Ma il concetto di emergenza deve sparire per sempre dalle nostre menti, se si vogliono dare risposte concrete al disagio e alle problematiche sociali.

L'emergenza fa comodo al potere per introdurre misure restrittive. Per carità, potrebbe anche essere un punto di partenza, la legge. Ma un punto di partenza infinitesimo. Non si insegnerà che le persone sono persone, con una legge. Esattamente come una risposta "urgente" ad un'"emergenza" non prevede un piano a lungo termine, che estirpi le ragioni del disagio e delle problematiche.

In un paese sempre più in crisi (economica e culturale), è facile che omofobia, razzismo, nazionalismo, ma anche solipsismo e disinteresse per la cosa pubblica si alimentino e si moltiplichino. E se la politica continua, come fa da più di vent'anni, a dare il cattivo esempio, potranno essere fatte tutte le leggi del mondo, ma varranno solo per alcuni e altri troveranno il modo di aggirarle, e non si sarà creato un substrato culturale per far fiorire nuove idee, più moderne, di vedute più ampie, di reale progresso sociale.

Non prendiamoci in giro. Una legge non fermerà l'omofobia, non cambierà il modo di pensare.

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