Ore 12 - Primo maggio, cronaca che è già storia?

altroSi può fare un’eccezione? Questo è il post di polisblog.it sul primo maggio 2011. A distanza di un anno, lo pubblichiamo tale e quale. Per riflettere.

“Nonostante tutto, è la festa del 1° Maggio. Lo scrivemmo nel 2010 e lo riscriviamo oggi. E nonostante tutto è un altro 1° Maggio per ricordare il cammino (vittorie e sconfitte) dei lavoratori per la loro emancipazione e la loro dignità, in Italia e nel mondo. Ma è un 1° Maggio con i sindacati mai così divisi e con Silvio Berlusconi a dettar legge e leggi, nel senso politico, istituzionale e letterale della parola. Il presidente Napolitano ripropone l’appello per l’unità dei sindacati come cerniera contro le spinte disgregatrici, rilancia la centralità del lavoro, volano dello sviluppo economico e perno della democrazia. Ma chi l’ascolta? Come si può tenere alta la “tensione” ideale e politico-sindacale se a tenere banco non è il morso della crisi, il dilagare dei precari, l’inettitudine e la voracità della politica ma la diatriba sui negozi aperti o chiusi il giorno della Festa dei lavoratori? In questa Italia della Seconda repubblica, i partiti (tutti) hanno delegato la questione del lavoro, il “berlusconismo” ha colpito e colpisce diritti e conquiste date troppo semplicisticamente per “acquisite” e ha smontato e smonta pezzo per pezzo l’identità e la memoria storica di una nazione e di un popolo. Non senza responsabilità e addirittura connivenze dei sindacati, oggi irresponsabilmente divisi; delle sinistre (e del cosiddetto centro sinistra), incapaci di fare i conti con il proprio passato (non sempre eroico e luminoso: tutt’altro!) e ancor meno capaci di interpretare i cambiamenti e le grandi trasformazioni del secolo nuovo. Tant’è. Ma va rinnovato l’impegno di fare del lavoro il fondamento della dignità della persona umana, la pietra di paragone di una reale giustizia, la condizione per una libertà vera, che era e resta liberazione dal bisogno, dallo sfruttamento, dall’oppressione. Scriveva Antonio Gramsci sull’Ordine Nuovo del 1919: “Noi siamo diventati socialisti non perché ritenessimo che nella vita vale più il mangiare, ad esempio, che studiare, ma perché abbiamo provato che non si può studiare se non si mangia o se si mangia male”. Una lezione e un monito. Per tutti. Non solo per Berlusconi, che ha convinto la maggioranza degli elettori a cullarsi in un paese dei balocchi, un luna park di cartapesta, sotto cui il Paese rischia di sprofondare. Ma pesanti responsabilità e colpe hanno le opposizioni e in particolare la sinistra, sempre smarrita e sempre divisa. Così, quel popolo un tempo proveniente dai campi e dalle officine, oggi dagli uffici e dalla scuole, non può governare l’Italia perché “minoranza” politica. Questo è il punto. Non c’è “quel” partito politico e quella alleanza sociale e culturale capace di trasformare quel popolo che tira la carretta da minoranza a maggioranza. La CGIL, una volta cinghia di trasmissione del PCI, rischia di rimanere stritolata nella tenaglia pansindacalista perché a sinistra “il” partito non c’è più. Ciò è accaduto altre volte con conseguenti disastrose per i lavoratori e per il Paese. Oggi è 1° maggio di Festa. Poi, passata la festa, si torni all’impegno, alla partecipazione, alla lotta. Per il lavoro. Per i lavoratori. Per l’Italia. Senza retorica”.

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