Primo maggio: Napolitano e le «conquiste del passato», Fornero e i morti sul lavoro


Bisognerebbe fare una vera e propria rassegna delle sparate migliori del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dei Ministri del Governo Monti. Perché dietro a questo manto di sobrietà e rigore di cui si sono riempiti velocemente i giornali - increduli di non aver più a che fare con la realtà squallida e pop del governo Berlusconi -, si nascondono idee davvero curiose e singolari rispetto alla visione del mondo che propongono le istituzioni. Idee che sembrano sempre più slegate dalla realtà.

Per esempio, nel suo discorso in occasione delle celebrazioni per il Primo Maggio, Giorgio Napolitano ha detto, fra l'altro:

«Anche ai lavoratori, dunque, e ai giovani che bussano alle porte del mercato del lavoro, non può sfuggire che la realtà con la quale occorre misurarsi non è più quella di un decennio o di alcuni decenni fa, e non può essere affrontata arroccandosi nelle conquiste del passato ma riformulando le proprie ragioni - insieme con istanze perenni di equità e di giustizia - in modo da farle valere in un contesto nuovo: nuovo dal punto di vista tecnologico, produttivo, competitivo. Basti riflettere su quanto ci si debba predisporre a cambiare nella qualità della formazione e del lavoro, perché il nostro paese possa disporre di un capitale umano all'altezza delle sfide del XXI secolo».

Al di là della tautologia (che il presente sia diverso dal passato non è certo un concetto che debba essere espresso con pomposa magniloquenza, per essere compreso da chiunque), risulta particolarmente incomprensibile quell'«arroccandosi nelle conquiste del passato». Cosa vorrebbe dire? Quali sarebbero queste conquiste? E quali le ragioni che i giovani dovrebbero riformulare? Il linguaggio di Napolitano appare svuotato di concetti concreti: anche quell'equità e quella giustizia messe lì, a ricordare che vanno rivendicate ma che comunque bisogna rivedere tutto il resto (quale resto) fanno sorridere. Per non dire che fanno arrabbiare. E poco importa se poi si citano le lotte di un tempo: continua, perenne, questo richiamo al senso di responsabilità. Che è un richiamo, sostanzialmente, ad accettare le leggi del mercato. Quello stesso mercato che ha generato la crisi.

Primo Maggio - Un'immagine dal corteo di Torino

Elsa Fornero (nell'immagine, parodiata da alcuni manifestanti a Torino, che hanno messo in scena un siparietto gustoso, con un gigantesco masso con su scritto "Crisi" che schiacciava sagome di lavoratori morti suicidi, mentre un'Elsa Fornero armata di clava e un Mario Monti vampiro imperversavano) non è stata da meno per retorica. Il ministro delle lacrime ha detto a Radio Anch'io:

«Non è un bel primo maggio sia per l'assenza di lavoro che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri. Non è un bel primo maggio, dobbiamo riflettere sulle ragioni di questa crisi, dobbiamo soprattutto agire».

E dopo l'affermazione pietistica, si è augurata che la sua riforma del lavoro venga approvata al più presto. Perché ovviamente, secondo la leggenda agiografica. che accompagna questo Governo tecnico, le sue scelte sono le uniche possibili, quelle che risolveranno sicuramente tutti i problemi.

Nel frattempo, però, questa politica così distante dalla realtà, dovrebbe fare i conti con il fatto che anche oggi, nei cortei, ci sono state contestazioni. Sempre a Torino, per esempio, alcuni manifestanti hanno contestato duramente il sindaco Piero Fassino. La contestazione è stata inspiegabilmente repressa dalle forze dell'ordine, sono volate manganellate, quattro manifestanti sono stati portati in questura: segnali pericolosi e inquietanti della metodologia con cui si forzi il mantenimento del pensiero unico e si neghi anche il diritto alla contestazione.

Foto | © TM News

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