Silvio Berlusconi, la nota di Napolitano. Il testo. Cos'ha detto il Presidente della Repubblica?

Il Presidente della Repubblica scrive la sua nota. Si chiede il rispetto dello stato di diritto. Silvio Berlusconi non ottiene la grazia, ma c'è almeno un invito a chiederla formalmente. La sostanza della sentenza, comunque, non può essere toccata.

22.40: se più sotto vi abbiamo proposto, immediatamente, il testo della nota ufficiale di Giorgio Napolitano, ecco che ne offriamo anche un'analisi con commento.

20.35: parlano anche esponenti del Pdl e uomini vicini a Berlusconi. Su RaiNews, Sallusti si è detto soddisfatto della dichiarazione. Così si è espresso Osvaldo Napoli:

«E' vero, come ha ricordato Napolitano, che delle sentenze si deve prendere atto ma è pur vero che sono legittimi dissensi e riserve. Ragione in più perché sia il Pdl a decidere sulla propria leadership. Un riconoscimento, questo di Napolitano, che traccia una linea netta di demarcazione fra l'operato della giustizia e la libera espressione degli elettori. Le parole del Capo dello Stato sono motivo di riflessione per tutti. Nel PdL, ma soprattutto nel Pd e in quelle parti politiche che hanno considerato ineluttabile un automatismo fra condanna di Berlusconi e perdita di leadership nel PdL. Non è così, come ha saggiamente ricordato Napolitano»

20.30: Il Pd è soddisfatto della lunga dichiarazione di Napolitano. Ecco il commento di Epifani:

«Una dichiarazione opportuna viste le pressioni che si sono create anche indebitamente. In generale, rispettosa di tutti i ruoli: da quello della divisione dei poteri, alla presa d'atto delle sentenze definitive a quelle che sono prerogative del Capo dello Stato».

Giorgio Napolitano dichiarazione su Silvio Berlusconi

19.47: in sostanza, la principale preoccupazione di Napolitano è la stabilità del governo Letta. Il capo dello stato non lascia spazio alla possibilità che si sfiduci l'operato della magistratura. Sottolinea che non gli è mai giunta la richiesta formale di grazia (nel caso, ovviamente, avvierebbe la pratica, come previsto dalla Costituzione e dal Codice Penale). Richiama alla stabilità. Esclude che Berlusconi vada in carcere.

19.32: arriva la nota di Napolitano. La pubblichiamo integralmente.



    «La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un'azione di governo che, con l'attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell'economia e dell'occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell'Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell'instabilità e nell'incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.
    Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione - da parte di tutte le forze di maggioranza - del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.
    Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.
    Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro.
    In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano - soprattutto nell'area del PdL - turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell'esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.
    Intervengo oggi --- benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione --- in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o "soluzioni" che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.
    A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.
    In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.
    L'articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell'esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l'esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso --- sulla base dell'istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia --- per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale.
    Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.
    E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l'ulteriore svolgimento - nei modi che risulteranno legittimamente possibili - della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l'Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all'ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l'alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell'ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l'interesse generale del paese richiede.
    Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d'atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l'attuale difficile momento».

19.31: dal Quirinale: «No a far cadere il paese nell'instabilità».

Agibilità politica di Berlusconi - attesa per la risposta di Napolitano

19.10: per Famiglia Cristiana, il Colle perderebbe prestigio, in caso di grazia.

19.00: dopo un giorno passato ad aspettare la notizia della nota dal Quirinale (magari, dopo la chiusura delle Borse ma pur sempre prima dell'access prime time, in tempo per i tiggì), ecco che SkyTg24 cambia la sua "fascetta rossa". La comunicazione di Napolitano potrebbe arrivare domani.

17.24: attesa estenuante, per la risposta di Napolitano. Nel frattempo, ecco il Movimento Cinque Stelle pronto a chiedere l'impeachment e la smentita (definitiva?) di Marina Berlusconi che dice che non scenderà in politica.

16.00: la nota del Quirinale è attesa da un momento all'altro. Secondo indiscrezioni rivelate da RaiNews, ieri si è riunito il Pdl ad Arcore, alla presenza di Gianni Letta – che non salirebbe, dunque, al Colle per parlare con Napolitano, ma che sarebbe comunque l'elemento di unione fra Berlusconi e il Presidente della Repubblica.

Nel frattempo, mentre il Pd tenta di mantener ferma la barra sulla rotta dell'incandidabilità già delineata da Stefàno, Mara Carfagna la butta sui «diritti politici» di Berlusconi.

«Dobbiamo decidere se la sovranità in questo paese appartiene al popolo o alla magistratura»

15.00: su Rai News, dallo studio, dicono che la nota del Quirinale sull'agibilità politica di Berlusconi dovrebbe arrivare oggi stesso.

Manifestazione del Pdl - Forza Italia - 4 agosto 2013 - Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha già scaldato i motori del suo Forza Italia e i sodali d'ogni dove sono entusiasti e pronti a partire. Da Daniela Santanchè che annuncia la manifestazione di Milano a Elio vito che guida la compagine del web, tutti lì, con il naso all'insù, ad aspettare gli aerei di ferragosto.

C'è un piccolo particolare, che arriverà, secondo quanto si apprende oggi a mezzo stampa, proprio prima di ferragosto (giusto il tempo, insomma, di consentire al Cavaliere di ritarare il proprio tour e le proprie esternazioni, verrebbe da pensare, se si volesse pensar male), arriverà, finalmente, la risposta di Giorgio Napolitano alla richiesta rivoltagli da Brunetta e Schifani che hanno fatto le veci di tutto il popolo berlusconiano. Grazia, amnistia, salvacondotto, riforma della giustizia, candidabilità, insomma, in una parola (quasi-nuova) agibilità politica (piace tanto ai giornalisti) a Silvio Berlusconi.

Napolitano – lo ricorderete – si era preso qualche giorno di riflessione. Ora i giorni sono diventati una settimana buona e saranno una decina, "prima di ferragosto". Tant'è, pare che la riserva sia sciolta, e sia giunto il momento.

Ma chi salirà al colle, fra oggi e domani? Secondo indiscrezioni che Libero attribuisce al Fatto, potrebbe toccare, proprio domani, 14 agosto 2013, a Gianni Letta, lo zio del Presidente del Consiglio, nonché per anni Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sotto i governi Berlusconi.

Un segnale mica da ridere, nel caso, perché zio e nipote – ignoriamo, ovviamente, i loro rapporti personali, ci basiamo su mere questioni dinastiche – sono rappresentazione famigliare delle larghe intese.

E allora c'è da chiedersi che cosa avrà portato a Napolitano, questa lunga riflessione. L'annuncio pre-festivo ha il sapore di una di quelle cose che si fanno per calmar le acque, tanto il giorno dopo saranno tutti in vacanza a godersi la spiaggia e il solleone. Resta da capire se Napolitano vorrà calmare le acque del popolo berlusconiano, degli avversari, degli alleati o cos'altro.

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