Elezioni, votare o non votare?

Non è facile dire se ha ragione chi fa appello al senso di responsabilità per esercitare il diritto-dovere del voto o chi dice di astenersi e/o boicottare le urne.

Oggi e domani oltre nove milioni di italiani sono chiamati a votare per decidere il governo di oltre 1000 comuni, fra i quali Genova, Parma, Verona, Palermo ecc.

Non è vero che nel Paese c’è un indistinto clima di qualunquismo antipolitico. E’ invece vero che gli italiani non ne possono più di questa politica, di questi partiti, di questi politici. Le eccezioni e le sfumature (che ci sono) confermano la regola.

Ci sono partiti i cui rami sono in discreta o buona salute, ma è la radice della politica che è gravemente malata, producendo frutti avvelenati. Berlusconi e il berlusconismo sono i primi responsabili di questa situazione malata che attenaglia il Paese, aggravandone gli effetti della crisi internazionale. Ma è stata la Seconda Repubblica, voluta e sostenuta da quasi tutti i partiti, a produrre questo risultato.

Ecco perché i partiti sono in crisi, non sono credibili, anzi, proseguono in modo autolesionistico, cambiano solo le insegne delle rispettive botteghe, pensando solo ai propri interessi. Comunque andrà, i partiti riceveranno una sberla dagli elettori.

E’ vero: l’alternativa non sta nel seguire i pifferai di turno (leggi Grillo ecc.), i demagoghi vecchi e nuovi che vogliono solo specularci sguazzando dentro questo pozzo nero, per un proprio tornaconto. La situazione è davvero difficile.

La tentazione di sbattere in faccia la porta ai partiti (col voto di protesta) o di disertare le urne, (astensione) è forte. Forse, per l’ultima volta, turandosi il naso, alla fin fine gli italiani entreranno nei seggi e useranno la matita elettorale come clava. Sarà così?

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