Silvio Berlusconi aspetta ancora un segnale prima di far cadere Letta

Secondo il Cavaliere la Costituzione e il buon senso offrono molte strade per risolvere la questione della sua agibilità politica.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:27:"Silvio Berlusconi ad Arcore";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:18123:"SIlvio Berlusconi e la sua Forza Italia
È ancora presto per dire se il governo Letta ha davvero i giorni (o le ore) contati dopo che il vertice Pdl di sabato ha visto senza alcun dubbio la vittoria dei falchi. Una vittoria che, dopo l'intervista di ieri di Daniela Santanché, sembra preludere a una "caccia alle colombe". Ma è ancora presto per dirlo.

Se all'interno del partito i falchi sono in maggioranza (e hanno una leadership forte, rappresentata dalla stessa Santanché ma anche da Verdini), le colombe predominano negli altri circoli che ruotano attorno al Cavaliere. I figli di Berlusconi, innanzitutto, ma anche i soci in affari come Confalonieri o Ennio Doris. Tutti questi sono in pressing sull'ex premier per dissuaderlo dal far cadere un governo: dall'inizio delle larghe intese, infatti, Mediaset ha ripreso a crescere in borsa, e in generale tutte le aziende in qualche modo vicine al Cav ne hanno beneficiato. Ecco allora che i giornali parlano di un pressing del mondo economico e imprenditoriale sui figli e sui soci di Berlusconi, che a loro volta vanno in pressing sull'ex premier. Tanto che oggi Carlo Rossella si spinge a dire che la linea dura non prevarrà.

Quindi, al netto delle battaglie interne al Pdl – che servono anche a stabilire i rapporti nella nuova Forza Italia che partirà a breve – la partita è ancora aperta, e Berlusconi continua ad aspettare un segnale dal governo, dal Pd o da Napolitano. Una disponibilità a far slittare il voto in giunta, o a non ostacolare il ricorso alla Consulta sulla costituzionalità delle Legge Severino, o altre soluzioni per l'ormai proverbiale "agibilità politica". Anche perché Berlusconi sa che la caduta del governo potrebbe non portare automaticamente a elezioni anticipate, e che al Senato la fronda del Pdl comincia a crescere.

Silvio Berlusconi e la metafora della barca che minaccia il governo Letta


Silvio Berlusconi

torna a parlare e lo fa attraverso il settimanale di Comunione e Liberazione, Tempi, che sarà in edicola i primi di settembre e di cui sul sito vengono anticipate alcune risposte rilasciate dal Cavaliere nel corso di un'intervista in ginocchio di Luigi Amicone, che con le sue domande aiuta il leader del Pdl a sfogarsi sui temi che gli stanno più a cuore.

Colpisce, in particolare, una frase di Berlusconi:

«Diranno che e colpa mia se i ministri del Popolo della libertà valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda

Che tradotto significa: che colpa può avere Berlusconi se il Pd non vota "no" alla sua decadenza e i suoi ministri fanno cadere il governo Letta?
Tra l'altro proprio oggi Angelino Alfano è uscito in avanscoperta chiedendo apertamente e pubblicamente al Pd di votare contro la decadenza del Cavaliere da senatore. Il 9 settembre, giorno fissato per la discussione della Giunta delle elezioni del Senato, è sempre più vicino e i pidiellini cominciano a parlare ancora più chiaramente ai loro "amici" delle larghe intese.

Ma tornando all'intervista a Tempi, Berlusconi, oltre al solito discorso sulla guarda dei 20 anni con la magistratura di sinistra, dice:

«Possono farmi tutto, ma non possono togliermi tre cose. Non possono togliermi il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana. Non possono togliermi il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato. Non possono togliermi il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani, finché questi cittadini liberamente lo vorranno»

Poi parla anche di sua figlia Marina, di quanto la ammiri come donna e come imprenditrice, e dice di essere "assolutamente sicuro" che non scenderà in politica al suo posto.
Ancora sul governo Letta, ribadisce che la sua durata è legata alla capacità di creare uno choc economico positivo abbassando le tasse e rilanciando i consumi, ma è ovvio che prima c'è la questione della sua decadenza, anche se lui dice che "è in gioco molto più che il destino di una persona" perché i nove milioni di italiani che lo hanno votato devono avere il diritto alla piena rappresentanza e suggerisce di trovare una soluzione alla sua situazione dopo la condanna nel processo Mediaset nella Costituzione e nel buon senso:

«La Costituzione della Repubblica e il buon senso offrono molte strade. Se avessi voglia di sorridere, potrei dirle che “non possono non saperlo”: vale per tutti gli attori politici e istituzionali»

Silvio Berlusconi su Facebook: «Non mi faccio da parte»


Lunedì 19 agosto 2013

Dopo l'intervento di ieri via telefono, oggi Berlusconi torna a farsi sentire, stavolta dalla sua pagina Facebook per ribadire che non ha alcuna intenzione di farsi da parte.

Io resisto! non mollo. State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all'ultimo l’interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio

Parole accompagnate dall'ormai iconica immagine del comizio in via del Plebiscito, con tanto di logo di Forza Italia. Berlusconi mette così in chiaro che, qualunque cosa accada, non ha intenzione di lasciare il ruolo di leader del centrodestra. Due dichiarazioni in due giorni, tutte dello stesso segno, che arrivano dopo alcuni giorni di silenzio e dopo la nota del Quirinale e l'intervento di Letta al Meeting di CL, due eventi che tendevano a mettere all'angolo le velleità del Cavaliere. Che invece non ha alcuna intenzione di farsi da parte, e forse neanche di nominare un successore.

Silvio Berlusconi: «Avanti con coraggio, io resisto»


Silvio Berlusconi

rompe il silenzio e lo fa via telefono, con una breve chiamata in viva voce agli attivisti del PDL che da giorni sono impegnati sui litorali italiani per raccogliere firme per chiedere l'amnistia per il loro mito politico e non solo.

Il telefono, ne dà conto oggi l'edizione locale del Resto Del Carlino, è quello di Mario Mantovani, coordinatore regionale Pdl della Lombardia. Intorno alle 19 di ieri Berlusconi l'ha contatto per complimentarsi per l'attività dell'Esercito di Silvio e con l'occasione ha precisato:

Farò sino all'ultimo l'interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio, io resisto. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio.

Poche parole seguite, scrive il quotidiano, da "un lungo e spontaneo applauso" dei presenti, una quindicina di persone al massimo. Tanto è bastato per far riempire di gioia di sostenitori dell'ex premier ora pregiudicato che sono riusciti a raccogliere 200 firme: 200 persone che hanno deciso di firmare per l'amnistia di Silvio rispetto alla centinaia di bagnati che affollano i litorali italiani in questi giorni.

Silvio Berlusconi: successore o no? Rotondi ritratta

Evidentemente, Rotondi non era così ben informato come voleva far credere. Così, su Twitter la butta sul fraintendimento del dettaglio della cena ad Arcore.


Della cena di Arcore ha scritto l'Huffington Post. Ora. E' vero che Rotondi non ha mai detto "cena ad Arcore". Ma se tu scrivi, esponente del Pdl, «finita ora una cena in cui chi poteva ha deciso quel che andava deciso da tempo», dopo aver parlato del nome che «manderà gli avversari all'opposizione per i prossimi 30 anni», be', chi è che può decidere? Berlusconi, no?

La questione ha scatenato le polemiche anche nel centrodestra. E così arriva Libero a gettar acqua sul fuoco, riportando le smentite dell'ex ministro:

«Rotondi ha però per il momento smentito la sua "soffiata" sulla scelta del Cav per un suo probabile erede: "Il leader e' e resta Silvio Berlusconi, che non ha bisogno di un successore. Stiamo parlando infatti dello sfidante di Renzi quando ci saranno le prossime elezioni politiche". E anora: "La cena non e' stata ad Arcore e Berlusconi non era presente" ha precisato. "Non ho mai citato ne' Arcore ne' Berlusconi". Poi, il deputato Pdl ha precisato: "C'e' stata una cena e chi doveva decidere ha deciso. Si tratta di un gruppo di persone che avanzera' una proposta a Berlusconi"».

Quindi la cena era di un gruppo di persone che dovrebbero proporre un successore a Berlusconi. Non ce ne voglia rotondi: sembrava proprio ci fosse scritto altro, nei suoi Tweet.

Silvio Berlusconi ha scelto il successore?

Silvio Berlusconi ha scelto il successore?

Berlusconi non avrebbe deciso soltanto la strategia del rinvio del voto in giunta finché possibile. Ma avrebbe anche individuato il suo successore. O la sua succeditrice.

Parola di Gianfranco Rotondi su Twitter.


Il già Ministro senza portafoglio per l'attuazione del programma di governo del governo Berlusconi (il quarto governo Berlusconi, dal 3 giugno 2008 al 16 novembre 2011) risponde a un tweet di Ezio Mauro che parla degli aerei Forza Italia-Forza Silvio.

E lascia presagire che la scelta sia stata compiuta. Ora, se tocca prestar fede a Rotondi, è qualcuno che non ci si immagina neanche – quindi, non si tratterebbe di Marina Berlusconi, la cui smentita sarebbe destinata a esser davvero definitiva.

A chi ha dubbi, Rotondi chiarisce quel che può chiarire.


Rotondi, insomma, non rivela il nome. Ma rivela che la decisione è stata presa. Se il doppio Tweet è affidabile, non resta che sedersi ad aspettare il giorno in cui si deciderà anche di annunciare il nome.

Silvio Berlusconi e il rinvio in giunta

Silvio Berlusconi cercherà di rinviare il voto in giunta

17 agosto 2013, rinviare quanto più possibile

La ricostruzione è troppo simile a destra e a sinistra per non essere vera. E così, si può dire che Silvio Berlusconi abbia deciso la sua strategia, forzata: provare a rinviare quanto più possibile il voto in commissione immunità ed elezioni. Una strategia decisamente al ribasso, ma al momento, per quanto Berlusconi voglia aggredire e si senta come un leone in gabbia – a leggere Francesco Bei e Adalberto Signore, rispettivamente su Repubblica e sul Giornale – non si vede altro approdo all'orizzonte.

Quindi, ci si deve accontentare del brevissimo periodo. Anche perché Berlusconi ne è convinto, e il virgolettato dei suoi pensieri fa il giro delle redazioni di De Benedetti e di famiglia (quindi saran pensieri esplicitati a più d'una fonte):

«Il giorno dopo che avrò lasciato il Senato le procure di mezza Italia si scateneranno».

Non è esattamente così. Nel senso che i processi ci sono già, si conoscono e sono già calendarizzati. Ma il senso è quello.

E allora? E allora ecco che ci si prepara a ricorrere a mille cavilli in giunta. Ovvero, a tutte le possibilità consentite dal regolamento.

Per esempio, adesso c'è il relatore al lavoro. Il 9 settembre presenterà la sua relazione. Poi si voterà. Essendo il relatore del Pdl, è chiaro che chiederà la conferma dell'eleggibilità di Berlusconi, e, a meno di sorprese, la giunta voterà contro. Allora si deve operare secondo l'articolo 11 del regolamento.


    Art. 11.
    (Deliberazioni della Giunta e sostituzione del relatore)
    1. Quando la Giunta adotti deliberazioni di convalida o di contestazione di elezioni, in difformità da quanto proposto dal relatore, il Presidente lo sostituisce con altro relatore, scelto nella maggioranza favorevole alla deliberazione adottata.

Quindi, sostituzione del relatore, nuovo tempo per una relazione, nuovo voto. Poi ci sarebbe il rimando del giudizio all'aula di Palazzo Madama, con voto segreto, e Berlusconi che può presentarsi per dire la sua.

Secondo alcuni si potrebbe tirare fino a ottobre. Secondo altri fino a novembre.

Il fatto è che Berlusconi, scrive il Giornale, è

«convinto che l'unica strada sia quella di trovare «una soluzione politica di cui tutti devono farsi carico». Non solo il Colle, dunque, ma anche il Pd. Un concetto che il leader del Pdl ha ripetuto anche ieri ad Arcore, durante un lungo incontro pomeridiano con gli avvocati Ghedini e Coppi».

Ma quale soluzione politica? E perché tutti dovrebbero farsene carico? Il colle è stato chiaro: Napolitano non ha intenzione di barattare il suo sogno migliorista con altri favori ad personam. Al massimo, gli dà la grazia, dopo l'esame della pratica, come per tutti i cittadini. E il Pd non può proprio salvarlo, questa volta, il nemico di sempre. Nemmeno in nome delle larghe intese, nemmeno se il governo fosse sotto ricatto. Non può, perché salvare lui vorrebbe dire condannare se stesso.

Così, anche ammesso che si tiri fino a novembre, poi cosa accadrà?

Poco importa, penserà probabilmente Berlusconi. A questo punto si sfrutta tutto il tempo a disposizione per vedere se ci sarà qualche evento da cavalcare e per affinare la strategia futura.

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Silvio Berlusconi ad Arcore

16 agosto 2013: erano 48 ore, poi sono diventate 72. Nel frattempo, però, è arrivato Sallusti, che, dice, ha avuto modo di

«vedere in queste ore Silvio Berlusconi per gli au­guri di Ferragosto e posso assicurare una cosa. Non mi è parso né smarrito né impaurito. Anzi, dà l’im­pressione di un uomo sì offeso per l’ingiustizia subi­ta, ma molto deciso a non farsi travolgere».

Ma quindi, questa decisione, quando arriverà?

«Credo che abbia le idee chiare sul da farsi e che al momen­to le tenga rigorosamente per sé. A sensazione mi sento di escludere che tra queste ci sia quella di an­dare a piagnucolare sotto il Quirinale con il cappel­lo in mano. Se grazia sarà, i motivi pietistici dovran­no rimanere fuori. Quello che il presidente della Re­pubblica potrebbe e dovrebbe fare è ripristinare una situazione di giustizia e democrazia. Il resto po­co interessa perché in ogni caso il popolo dei mode­rati liberali non rimarrà orfano».

Quindi, Berlusconi avrebbe già deciso che fare. Deve solo comunicarlo urbi et orbi. Aspettiamo.

La decisione si allontana

15 agosto 2013, 15.00: il Giornale dilata i tempi che si prende Berlusconi per decidere. Le 48 ore di Libero diventano 3 giorni. Quindi, 72 ore.

Il paradosso di ferragosto blocca il Cav.

Il silenzio di Silvio Berlusconi non può durare. E così, se Maurizio Bianconi, tesoriere del Pdl, soffia sul fuoco e attacca Napolitano e i comunisti e i magistrati e il solito nugulo di nemici, sui giornali di famiglia e di area cominciano a intravedersi tracce di reazione.

Si parte soft. Il Giornale titola: «Il Pdl e il nodo della grazia: vogliamo avere solo giustizia». E nel pezzo, giù a chiedersi se sia il caso di chiedere la grazia o meno e, nemmeno troppo fra le righe, ecco le prime avvisaglie di insofferenza nei confronti di Napolitano e della situazione. Un'insofferenza che Libero descrive così, in maniera romanzata, come se fossimo stati davvero a un passo dalla crisi di governo (il pezzo è di Barbara Romano, online solo l'incipit):

«La verità è che mi vogliono morto». Già gli era andata di traverso la nota del Colle. Ma ieri mattina, quando ha aperto i giornali, Silvio Berlusconi ha avuto un travaso di bile. Si è convinto definitivamente che «Napolitano mi ha fregato». Ed è stato sul punto di far saltare il governo. Aveva già preso in mano il telefono per chiamare i suoi ministri e dire loro di dimettersi, quando è stato ricondotto a più miti consigli dai suoi legali e da Gianni Letta. Perennemente diviso tra il suo ego barricadiero e il suo io statista, il Cavaliere ha deciso di prendersi quarantott’ore di tempo prima di decidere. Ma è sempre più orientato a non chiederla, la grazia.

Quarantott'ore per decidere se chiedere la grazia o meno? O per decidere se ribaltare il tavolo?

Il nodo, lo abbiamo ripetuto più volte, sta tutto nel fatto che l'agognata agibilità politica è impraticabile: ci vorrebbe una leggina ad personam, che poi, eventualmente, andrebbe rimodulata ed estesa. qualora andassero male – dal punto di vista di Berlusconi – i processi che verranno.

Si farebbe prima a dichiarare Berlusconi immune da qualunque provvedimento giudiziario: è questo che non vedono i pasdaran. L'assurdità fideistica della richiesta. Ed è questo ciò su cui si accaniscono, invece, i tifosi del giustizialismo ad ogni costo. Due fazioni del medesimo problema: l'assenza di pensiero critico.

Invece, bisogna cercare di capire cosa può accadere politicamente. Berlusconi può davvero decidere di ribaltare il tavolo delle larghe intese. Ma gli conviene? La sentenza non si cancella, indietro non si torna. Quali sono i pro? E quali i contro? La decisione, appunto, fra quarantott'ore.";}}

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