Ore 12 - Elezioni, vincitori e vinti. E adesso?

altroE se il 6-7 maggio fossero state elezioni non amministrative, ma politiche? Con i “se” e i “ma” non si fa la storia. Tuttavia il messaggio dell’elettorato è chiaro ed è marcatamente politico: punire questa politica, punire questi partiti, punire queste leadership.

I cittadini non hanno resistito alla tentazione sia della porta sbattuta in faccia (questo il senso del voto al Movimento 5 Stelle, un voto di protesta), sia delle urne disertate (ovvero l’astensione o anche le schede bianche per disorientamento e disgusto).

Non si può tacciare gli italiani di qualunquismo o di spirito antipolitico. E’ questa classe politica della Seconda Repubblica - non credibile sia sul piano politico che su quello etico e morale – a doversi assumere le responsabilità di questa situazione e trarre subito l’unica conclusione possibile: andarsene a casa! Arroccarsi sui distinguo “tizio è mano peggio di caio” porta ai risultati di ieri e, presto, al peggio.

La sintesi dei risultati è chiara: forte calo dell’affluenza alle urne; un unico vincitore: i “grillini” (raccolgono il voto di protesta e da qui parte la loro sfida); squagliamento totale del Pdl (paga il Berlusconi del bunga bunga e delle sue riforme personali nonché dirigenti locali e sindaci impresentabili); ko della “sputtanata” Lega (meno che a Verona grazie all’anti bossiano Tosi, di fatto sindaco “indipendente”); mini tenuta del Pd (grazie anche a candidati non “suoi” come a Genova e Palermo); inconsistenza del Terzo polo (Casini sempre con un piede su due staffe e dirigenti yes man, solo da “poltrona”.

Certo, c’è un convitato di pietra: il governo Monti che, fuori dai giochi elettorali, ha spinto molti elettori a indirizzare la loro delusione contro i partiti che lo sostengono. Nel rapporto Monti-Pdl,Pd,Udc sta oggi il nodo decisivo.

La prima risposta dei partiti al responso delle urne è stata difensiva, per non dire sconcertante. Alfano, stralunato, minimizza: “Sconfitta, non catastrofe”. Bersani e D’Alema, invece di capire perché il Pd non è credibile nella sua alternativa di governo e non raccoglie niente dalla debacle degli avversari, tornano all’autocompiacimento: “Il Pd ha vinto”. Lasciamo stare, per carità di patria, quelli del Terzo Polo. E adesso?

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Il sistema politico italiano è agli inizi di una possibile eruzione. E da parte di qualcuno c'è la tentazione di scaricare tutto sul governo Monti, in nome del consenso elettorale da riguadagnare. Sarebbe l'ultimo errore, in grado davvero di spingere l'Italia verso una forma di ingovernabilità alla greca. È noto, in ogni caso, che a sinistra si sognano le elezioni anticipate. Ma solo se la destra fosse così ingenua da provocare essa stessa la caduta di Monti. Sarebbe quello sbocco "populista" che Alfano e lo stesso Berlusconi hanno fin qui evitato con decisione. Ma le pressioni interne ed esterne aumentano. Forse perché una campagna elettorale è più facile e meno onesta di un serio lavoro di auto-riforma che coinvolga l'intero sistema politico. Alfano, Bersani e Casini sono in ritardo su tutte le tabelle”.

Già. Ma gli italiani si sono stancati di aspettare i loro giochi.

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