Se la Santanché sogna da premier


Il suo sogno è il ritorno in grande stile "dell'ultimo vero premier": Silvio Berlusconi. Ma nel caso il suo più grande desiderio non si dovesse avverare, Daniela Santanché è pronta a sopperire in prima persona e a salvare il Pdl candidandosi lei stessa come presidente del Consiglio della Repubblica Italiana (lo scrivo per esteso perché rende meglio l'idea dell'assurdità della cosa). E lo fa dalle colonne del Corriere della Sera.

"Per me, il candidato premier dovrebbe essere il Cavaliere. Perché con lui potremmo essere ancora vincenti. Detto questo, io mi fido così tanto di lui che se poi, al posto suo, indicasse come candidato pizza e fichi, io mi terrei pure pizza e fichi... Tutto questo, naturalmente, se il partito non deciderà invece il percorso delle primarie. A quel punto, ma solo a quel punto, sì, io mi candiderei".

D'altra parte c'è bisogno di qualcuno come lei, visto il disastro che sta combinando il governo dei tecnici. Il governo della Polizia Fiscale, come l'ha definito in un'altra intervista, questa volta a Repubblica: "Dobbiamo decidere con chi stare con la nostra gente o con Monti, col Popolo della libertà o col governo dello stato di polizia fiscale".

Da parte di una come la Santanché una dichiarazione di questo tipo non fa una grinza, non fosse che ha cambiato completamente idea rispetto al febbraio di questo stesso anno, quando voleva un gran bene a Monti & Fornero e li difendeva a spada tratta: "La Fornero deve diventare mia sorella, va protetta dai sindacati. Il governo di Monti va sostenuto fino in fondo". Vabbè, cambiare idea non è un crimine. Anche se, l'idea su Monti, era ancora diversa a novembre: "Bisogna andare alle urne, questo governo tecnico è un esproprio della democrazia".

Un po' di schizofrenia in un soggetto vulcanico come la Santanché ci può anche stare, ed è comunque un passo avanti rispetto al delirio che l'aveva caratterizzata precedentemente, quando difendeva Spaccarotella dopo la condanna: "Gli uomini delle forze dell'ordine anche se sbagliano non sono mai assassini". O quando, in un eccesso di demagogia che ha pochi precedenti, chiedeva le dimissioni dei pm che avevano seguito il caso Yara: "Dopo la vicenda della piccola Yara i magistrati dovrebbero dimettersi. Se avessero impiegato per le ricerche le stesse risorse e tecnologie che hanno speso per indagare sulle ragazze dell'Olgettina forse Yara sarebbe ancora viva".

In molti speravano che l'evidente perdita di lucidità della "pasionaria" pidiellina avrebbe avuto come conseguenza la sua scomparsa politica, soprattutto in questa era di sobrietà e rigore. E invece il solco sempre più profondo che si sta scavando tra il partito di Berlusconi e il governo Monti riporta in auge la Santanché, una che salta fuori sempre e inevitabilmente ogni volta che il Cavaliere è in serissima difficoltà (vedi presenza costante davanti ai tribunali durante le udienze dei processi) e ogni volta che il Pdl si vuole dare un'aria più dura. Qualcuno ne sentiva la mancanza?

Foto | ©TMNews

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