Crisi, "mini" piano del governo. Poco meglio di niente. Ma ...

Le sparate del precedente governo di B&B sui grandi progetti (chi non ricorda il ponte sullo stretto?) e sui grandi piani sempre annunciati e mai realizzati hanno lasciato il Paese in brache di tela. Sarà anche per questo motivo che il governo Monti, a parte qualche svarione, è molto più sobrio negli annunci di riscossa.

Dopo la mannaia della fase uno, qualcosina si muove anche per la fase due, quella del rilancio per la ripresa. Due miliardi e mezzo a Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Interventi per il welfare, gli anziani, i giovani, e per la crescita. Torna la social card. Insomma, la bonaccia malarica pare lasciare il passo a una leggerissima brezza per poter alzare le prime vele in grado di disincagliare l’Italia.

Vietato illudersi. Tant’è che lo stesso ministro del lavoro Fornero mette le mani avanti: "Non è un grande piano che coinvolge l'intero Paese", è solo un "punto di avvio". Le misure prese dal Cdm ieri di fatto rappresntano il via libera del governo al piano straordinario per il sud, che riprogramma i fondi comunitari co-finanziati. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia ottengono 2,3 miliardi, di cui 845 milioni destinati all'inclusione sociale e 1,4 miliardi rivolti alla crescita.

“Per noi – spiega la segretaria confederale della Cgil Serena Sorrentino - occupazione e servizi pubblici sono priorità per rilanciare lo sviluppo nel sud. L'attenzione ai giovani e il potenziamento dei servizi per le persone è un segnale importante a cui dare concretezza in tempi rapidi. In particolare il ministro Barca sta conducendo un'opera meritoria nel ricostruire azioni condivise con le istituzioni locali e le parti sociali”. “Il sud – conclude Sorrentino - può essere motore della crescita del paese e soprattutto é l'area dove si concentrano disagio ma anche tanti giovani che possono far ripartire questo paese se si investe nei saperi e con un grande piano del lavoro”.

Il “mini”piano sociale non va sottovalutato, è sicuramente un importante punto di partenza ma non è certo sufficiente e deve essere esteso a tutto il territorio nazionale con una visione strategica riformatrice di cui non si vede ancora traccia.

Insomma, si rischia il solito intervento a pioggia, per tappare qualche buco e mettere a tacere qualche protesta. Poco è meglio di niente. Ma per uscire dalla fonda serve ben altro.

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