Ore 12 - Politica da rifare: basta una mano di calce viva?

altroUna eccezione si può fare. Pubblichiamo integralmente la lettera inviata dal lettore Lorenzo Fellin di Padova al direttore del quotidiano l’Avvenire Marco Tarquinio. Il commento lo lasciamo ai lettori.
“E’ dal 1958, la data del mio primo emozionante esercizio del diritto di elettore, che mi sforzo di condividere quanto lei scrive spesso e che ha richiamato nel suo fondo del 5 maggio, alla vigilia del primo turno elettorale amministrativo, a proposito della politica e del ruolo dei cattolici in essa. Rammento benissimo come la politica, nell’Italia da poco liberata e sotto l’influsso di personaggi di alto profilo morale e professionale quali De Gasperi, Einaudi, Moro… fosse quell’«alto esercizio della carità», che lei evoca e sottolinea, unito a un grande senso del servizio, a una divorante passione civile, a una predisposizione a sostenerla – anche economicamente – con gigantesche azioni di volontariato e sacrifici, pagando di persona. Niente privilegi, niente auto blu, niente scusa classica del «tengo famiglia», niente reti di amicizie pericolose, niente amici manager con compensi stratosferici da utilizzare come moneta di scambio: solo "servire" e nulla "servirsi", avendo mente e cuore nel primato dei valori primari. Tutto ciò è scomparso: ai giganti sono subentrati nani e ballerine. I valori sono stati messi nel cassetto e la politica è divenuta ed è vista come un’immensa mangiatoia, degna di una porcilaia. Credo che abbiamo toccato il fondo, e c’è solo da sperare che regga almeno questo governo tecnico quale ombrello contro i guasti che la brutta politica ha già provocato e potrebbe ancora provocare. Soprattutto perché non vedo alcun segno di rimorso o di pentimento. Nessun segnale vero che si voglia realmente cambiare. Almeno da parte di coloro che dicono di ispirarsi allo spirito solidale del Vangelo mi sarei aspettato qualche segnale "trasversale", forse plateale, ma di forte valenza esemplare: ad esempio la proposta e la sottoscrizione di un impegno in cui si rinuncia a tutti i privilegi e si versa quanto deborda da un compenso dignitoso e ragionevole al fondo della Caritas destinato all’aiuto alle famiglie in difficoltà e ai giovani in cerca di lavoro. Nulla. Caro direttore, vorrei ancora condividere il suo richiamo all’impegno e alla sana politica, ma temo che ormai siamo fuori tempo massimo: quando si è invasi dai pidocchi prima di tutto serve un devastante Ddt (Grillo?) per far crollare un sistema ormai decotto e corrotto e togliere di mezzo chi da sempre è incollato a una qualche poltrona (e che altro saprebbe fare?). Poi si vedrà. Forse, dopo una mano di calce viva, potremo ricominciare, ripartendo dagli onesti e dalla società reale, dal volontariato, dalle associazioni, da chi è disposto a rinunciare ai vantaggi e ai finanziamenti alla politica che sono i veri responsabili di questa situazione pesante e surreale”.

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