Legge 180, la "riforma" riapre i manicomi?

Se c’è qualcosa che l’Italia ha fatto bene e diventa esempio da copiare a livello internazionale arriva sempre il “pierino” politico (si fa per dire) di turno pronto a porvi rimedio. Parliamo di salute mentale, di manicomi, di legge 180, legge presa a modello dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dall’Unione Europea.

I manicomi sono stati aboliti, proprio in quanto destinati a riprodurre disagio, sofferenza e devianza. Sono stati aboliti perché sono una risposta sbagliata in termini di cura. La legge 180 ha interrotto secoli di abusi e di costrizioni nei confronti di migliaia di persone, private della libertà e della dignità e obbligate all’internamento, limitando a situazioni acute e straordinarie, e con precise garanzie per la persona, la possibilità di trattamento sanitario obbligatorio.

Orbene, con il Disegno di Legge presentato dall’on. Carlo Ciccioli del Pdl per modificare la legge 180, e approvato in commissione sanità alla Camera, sono previsti trattamenti sanitari (psichiatrici) “necessari” TSN, prolungati e attuati contro la volontà del cittadino in strutture speciali.
Un provvedimento che colpisce al cuore la legge 180: se verrà tradotto in legge riapre la buia stagione dei manicomi.

Protesta la Cgil: “Invece di applicare integralmente la legge 180, garantendo finalmente servizi diffusi e aperti, l'assistenza e il sostegno alle persone malate e ai loro familiari, si riaprono i manicomi. Strutture che la riforma Basaglia volle abolire in nome della libertà e del diritto alla cura, con tutta evidenza impossibile in quei luoghi di esclusione e di repressione”.

Che fare? Bisogna reagire per affermare ancora una volta che libertà, dignità e diritti di tutti si garantiscono solo rispettandoli a ciascuna persona, a partire dai più deboli. I partiti sono chiamati allo scoperto. Che si voglia internare qualcuno della casta?

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