Attentato a Brindisi: tutte le piste investigative

Attentato Brindisi

La pista mafiosa. È stata la prima ipotesi a caldo dopo l'attentato, alimentata soprattutto dalla stampa: il nome della scuola, l'arrivo a Brindisi della carovana antimafia e il vicino ventennale delle stragi del '92. Ma l'obiettivo e le modalità dell'attentato non rientrano nel modus operandi della mafia e gli inquirenti, dopo i primi accertamenti, si sono concentrati altrove. Ormai a parlare di questa pista rimangono quasi solo i giornalisti e i politici.

La pista della criminalità organizzata locale. Senza arrivare a parlare di mafia, si potrebbe trattare di un crudele atto delle Sacra Corona Unita. Perché proprio la scuola femminile Morvillo? Due delle ragazze ferite sono figlie di un imprenditore che ha collaborato con Don Ciotti e l'associazione antimafia Libera. Resta comunque il fatto che le modalità non sembrano rientrare in quelle di un'associazione criminale che cerca consenso nel territorio.

La pista politico-mafiosa. Il Fatto quotidiano ha parlato di una "trattativa bis" tra Stato e mafia, alla base dell'attentato. Gli indizi sarebbero il tentato suicidio di Provenzano in carcere e le parole del figlio del boss, Angelo, "violenza genera violenza" che suonano come una minaccia alle istituzioni. Da qui l'ipotesi che la mafia stia cercando di aprire a suon di bombe una nuova trattativa con lo Stato. Al momento non è una pista seguita con attenzione dagli inquirenti.

La pista del terrorismo eversivo. Strategia della tensione, settori deviati delle istituzioni, tutte cose che sembravano far parte del passato e che invece tornano ogni volta che l'Italia vive una situazione di incertezza istituzionale e politica. A parlarne per primo è stato Beppe Grillo, chiedendosi a chi giovi un'azione del genere. Non alla mafia, né alla criminalità brindisina. E allora? Grillo non fa ipotesi, ma poi è arrivata la notizia che gli inquirenti hanno fermato un ex militare.

La pista del folle. Scartato nelle prime ore, è lo scenario che ora sembra più verosimile. Il gesto di un folle, dettato dalla volontà di compiere una strage fine a se stessa, o di vendicarsi per un presunto torto subito (si è parlato perfino di un innamorato respinto). I due sospettati interrogati stanotte avrebbero un alibi, ma pare che l'attentatore abbia azionato le bombe con un telecomando, quindi non voleva colpire nel mucchio (la maggior parte delle studentesse a quell'ora doveva ancora arrivare), ma forse aveva un obiettivo preciso.

Foto | © TM News

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