Ballottaggi, la "zampata" di Beppe Grillo. E non è un fuoco di paglia ...

Ai soliti leader dei soliti partiti servono adesso molti voli pindarici per arrampicarsi sugli specchi e commentare i numeri usciti oggi dalle urne.

Invece non servono molte parole per commentare il verdetto uscito dai ballottaggi, chiaro come il sole e anticipatore di un gran temporale, forse un uragano spazzatutto.

In sintesi. Crolla l’affluenza alle urne (un calo di oltre 14 punti rispetto al voto del 6-7 maggio) perché gli elettori - e non solo loro - non ne possono più; crolla la Lega bluff e malata, sconfitta in sette sfide su sette; trionfa Grillo che con Pizzarotti e il suo 5 Stelle espugna Parma; le fasce tricolori andranno a Leoluca Orlando (Idv) a Palermo e a Marco Doria (Sel) a Genova con Pier Luigi Bersani che grida alla vittoria e non si sa perché.

Forse il segretario del Pd gode per la debacle del Pdl, partito-gruviera, che ha perso il governo di alcune importanti città da sempre governate dal centrodestra, come ad esempio Como e Lucca.

Sul campo pieno di macerie, l’unico vero vincitore è Beppe Grillo. Con questi chiari di luna, il risultato di oggi può essere l’antipasto rispetto a quello che si dovrà ingurgitare alle prossime politiche.

Senza una svolta immediata di questi partiti (ma chi ci crede?) il risultato è già scritto. Uomo avvisato, mezzo salvato. E nei partiti veri, una volta, "questi" sarebbero già tutti a casa. Cacciati.

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