Laura Boldrini e l'articolo 'IL': fa rifare la carta intestata (e spende) con 'LA presidente'

Libero scrive a firma di Cristiana Lodi che - in barba alla spending review - Laura Boldrini ha mandato al macero tutte le vecchie lettere per farne stampare di nuove. Dove è chiaramente indicato "La presidente".

Presidente della Camera

Laura Boldrini e LA presidente della Camera. E guai a chi scrive o dice IL. Tanto che ha deciso di rifare la carta intestata di Montecitorio dove era stato utilizzato l'articolo maschile per definirla. Libero scrive a firma di Cristiana Lodi che - in barba alla spending review - Laura Boldrini ha mandato al macero tutte le vecchie lettere per farne stampare di nuove. Dove è chiaramente indicato "La presidente".

Irene Pivetti, che aveva preceduto l'attuale presidente della Camera nell'incarico, spiega: "Essendo un termine neutro e ambigenere, io non avevo considerato un problema presentarmi come 'il presidente della Camera'. Se è vero che Laura Boldrini ha eliminato la vecchia carta, ha sbagliato". Le polemiche, naturalmente, nascono dalla spesa (pubblica) che è stata impiegata per rifare il look alle lettere.

Anche sulla pagina Facebook, l'articolo femminile appare chiaramente sulla foto del profilo della presidente. Non solo. Pure sul sito della Camera - rifatto spendendo quattro milioni di euro - in alto a sinistra campeggia l'immagine di Boldrini con l'intestazione "LA presidente". Libero riporta anche l'illustre parere di due linguisti, Luca Serianni e Giovanni Gobber.

"Nonostante possa suonare ironico l'uso di termini volti al femminile, come: 'l'avvocata', 'la magistrata' o 'l’assessora' la cosa non costituisce errore. Perché la lingua flette una condizione. E oggi molte donne ricoprono ruoli un tempo rivestiti dagli uomini. Dire la presidente è dunque linguisticamente corretto", sottolinea Luca Serianni. "Va benissimo, il nome (che viene da un participio) sfrutta una possibilità che l’italiano dà. Ma nel caso della Boldrini, c’era proprio bisogno della targa?", aggiunge e si chiede Giovanni Gobber.

Che la presidente della Camera abbia preso troppo sul serio quel sondaggio che assegna proprio a lei il ruolo di sex-symbol dei camionisti, addirittura davanti a un'icona della femminilità nostrana come Sabrina Ferilli? Libero non fa battute in merito, si limita a elencare le spese del governo Letta, molto più alte di chi c'era in precedenza.

"Per i deputati divani griffati, servizi fotografici, corsi d’inglese (puntualmente disertati). E poi le pulizie: quelle sono già costate mezzo milione; le spese mediche toccano invece 200 mila euro al mese. Alcune voci di spesa certificano che i soldi volano fuori dalle finestre della Camera e che la casta gode ancora di ottima salute. Chi fosse scettico in proposito, può dare un’occhiata al conto degli acquisti librari (836 mila euro) e a quello di gestione: 2,4 milioni, non mancano preziosi lavori di rilegatura da 37 mila euro. La passione bibliofila dei nostri politici può sembrare bizzarra, ma mai come quella dei corsi d’informatica totalmente inefficaci sui signori deputati; eppure sono già costati 180 mila euro. Sarà per questo che “la” presi – dente, tra il «soporifero» e lo «schizzinoso» come da destra a sinistra dicono, preferisce la carta a ‘lei’ medesima dedicata?"

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail
14 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO