Capezzone: "Letta e Pd non facciano giochini precongressuali sulla pelle di Berlusconi"

Secondo Daniele Capezzone Letta e l'attuale nomenclatura del Pd temono la sfida di Renzi e fanno i "duri" con Berlusconi per guadagnare consenso.

Sul tema della decadenza di Berlusconi mancava ancora il parere di uno dei suoi più appassionati sostenitori, l'ex radicale Daniele Capezzone che oggi è il Presidente pidiellino della Commissione Finanze alla Camera.

Ebbene, Capezzone ha oggi esposto la sua teoria e lo ha fatto raccomandando al Pd e a Enrico Letta di non fare "giochini precongressuali" sulla pelle di Silvio Berlusconi.
Vediamo cosa dice in base a quanto riportato dalle agenzie, poi cerchiamo di interpretarlo:

"Dinanzi ai numerosi e qualificatissimi pareri di giuristi non di rado culturalmente assai lontani dal centrodestra, e che tuttavia esprimono dubbi e perplessità sulla legge Severino e sulla sua applicabilità al caso Berlusconi; e ancora, dinanzi a quanto emerge sulla stampa sull'animus, sui sentimenti e sull'approccio di chi ha giudicato il Presidente Berlusconi; dinanzi al vulnus che rischia di concretizzarsi non solo verso una persona, ma verso milioni di elettori che hanno diritto a una piena rappresentanza politico-istituzionale; dinanzi a tutto questo, il premier Enrico Letta e l'attuale nomenklatura del Pd non possono limitarsi alla scelta cinica di dedicarsi a un giochino precongressuale, e cioè fare la faccia feroce per guadagnare titoli antiberlusconiani, rinviare (o evitare del tutto) le assise e la sfida difficile con il favorito Matteo Renzi, e così conquistarsi una ricandidatura (per via di palazzo o per via elettorale). Le conseguenze di una eventuale scelta di questo tipo sono chiare a tutti"

Da queste parole, tra un "animus" e un "vulnus", la teoria di Capezzone sembrerebbe essere la seguente: Enrico Letta e l'attuale nomenklatura del Pd (Epifani?) giocano a fare i "duri" con Berlusconi perché vogliono guadagnare consensi tra i loro elettori antiberlusconiani, soprattutto quelli che sono rimasti delusi dalla scelta di far parte di un governo delle larghe intese, ossia coloro che al congresso e poi alle primarie si schiereranno con Matteo Renzi. E tutto, ovviamente, per avere un Letta-bis o con un rimpasto o con nuove elezioni alle quali chiaramente Berlusconi non potrà più candidarsi.

Capezzone arriva a questa conclusione dopo aver tenuto conto delle opinioni di qualificati giuristi, solitamente non schierati con il centrodestra, sulla legge Severino e su come essa possa essere applicata al caso di Silvio Berlusconi, e anche di quanto è emerso dalla stampa (Il Mattino, il Giornale e Franco Nero su tutti immaginiamo…) in relazione a chi ha giudicato il Cavaliere, ossia il giudice Esposito che avrebbe manifestato in più occasioni la sua antipatia verso il fondatore di Forza Italia. Chiaramente anche Capezzone, come i suoi compagni di partito, tira in ballo il fatto che dalla decadenza di Berlusconi dipenda il destino dei milioni di elettori che lo hanno votato.

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