Berlusconi dà il benservito a Letta? Il Pd pronta a … dividersi. E San Giorgio …

Se oggi nel summit di Arcore Silvio Berlusconi deciderà di staccare la spina al governo Letta si apriranno scenari dove nulla è scontato. A quel punto, o si forma una nuova maggioranza (possibile numericamente ma non politicamente) o si va dritti dritti alle urne.

E in caso di elezioni politiche anticipate, con l’aria che tira e soprattutto con le tempeste che si abbatteranno sul Paese, ogni risultato è possibile, con i cittadini sempre più sfiduciati e lontani dalla politica, divisi come non mai nelle trincee pro e contro il Cav, mentre passa veloce il treno della ripresina, con l’Italia a mollo e gli italiani a bocca asciutta.

E’ in fasi così difficili che si misura la scorza della cosiddetta classe politica. Mentre in altre epoche – per prima quella ben più grave del dopoguerra – pur nella divisione di uno scontro ideologico di proporzioni mondiali leader e partiti (Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti su tutti, DC e PCI in primis) anteponevano gli interessi generali del Paese a quelli particolari di partito (quelli personali di fatto non esistevano), oggi è dominante la ricerca delle soluzioni ai guai personali (vedi quelli giudiziari di Berlusconi), alle ambizioni di carriera di questo o quel personaggio, al raggiungimento o al mantenimento del potere personale e di gruppo.

Chi, a parte il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il premier Enrico Letta, parla in queste ore dei problemi veri dell’Italia? Chi propone, al di là dei piccoli ritocchi di questo esecutivo della “strana maggioranza”, una strategia fatta di vere riforme in grado di uscire dall’emergenza e puntare a una grande svolta per dare un futuro all’Italia?

Il Pdl, sotto shock, è totalmente inchiodato sulla vicenda del suo padre-padrone e confonde gli interessi ad personam con quelli di una Nazione di 60 milioni di abitanti, fra i perni dell’Europa.

Il Pd, sempre a rimorchio degli eventi, è impelagato fin sopra il collo su primarie, congresso, organigrammi, caselle da riempire, nomi vecchi e nuovi da spostare, in una infinita e velenosa girandola interna che mira a preservare il potere a tutti i livelli.

Nel Pd tutti sanno che se Letta cade si torna a votare. In questa malaugurata ipotesi il partito di Epifani tornerà a frantumarsi in mille rivoli capace ancora di superarsi nell’arte di uscire sconfitto da una battaglia vinta.

Agli italiani - popolo di poeti, santi e navigatori - non resta che la …. disperazione. O sperare in un nuovo miracolo di San Giorgio del Colle.

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