Berlusconi rottama il Pdl e insegue Grillo


Voleva essere un fotomontaggio satirico, e invece rischia di essere profetico. Dopo la batosta presa alle amministrative, Silvio Berlusconi ha capito come fare per riconquistare i voti: "Quel Grillo piace, dovremmo essere come lui. La gente vuole quello. Vuole sentire quelle cose e non i congressi e i coordinamenti. Ma secondo voi a Parma chi ha fatto vincere il grillino? Noi, i nostri elettori". Queste le parole che ha pronunciato, secondo Repubblica, nel bunker di Palazzo Grazioli.

E' questa la "grandissima novità" annunciata tempo addietro da Alfano? Un Pdl in versione Cinque Stelle, guidato da un Berlusconi in versione Grillo? Eh sì, perché il Cavaliere ha le idee chiarissime anche su questo, solo lui può guidare il movimento che sorgerà dalle ceneri di un Pdl distrutto: "Il Pdl è finito. Il Pdl non è più il mio partito. Basta con questa struttura senza senso, con questi coordinamenti, con questi congressi, bisogna fare un movimento e solo io posso guidarlo". Un movimento che sarà tutto tranne che moderato, visto che "i moderati non esistono più". L'idea è quella che gli balla per la testa da un po' di tempo, un Tea Party all'italiana. E poco importa che un movimento con questo nome esista già.

D'altra parte Berlusconi si trova in una pessima situazione, con il Pdl spaccato almeno in tre pezzi: da una parte gli ex An, che vogliono rompere con Monti e ricreare un partito più di lotta; da un'altra Pisanu e i moderati che vogliono chiudere con Berlusconi leader e aprire a Casini; e infine i fedelissimi alla Gelmini o alla Santaché, che da tempo invoca a gran voce che il 76enne Cavaliere riprenda in mano le redini del partito.

Ma l'idea di Berlusconi è una mossa della disperazione. Non fosse altro che perché fino a pochissimo fa al Cavaliere l'idea di creare una grande area dei moderati andava benissimo. E proprio per questo erano partite le trattative con Montezemolo e la sua fondazione. Ma qui è sorto un ostacolo decisivo: Montezemolo non ha pregiudizi nei confronti di Berlusconi, il suo interlocutore principale è però Casini. Il leader del moribondo Terzo Polo è disposto a tornare assieme al Pdl (o quello che sarà) a una sola condizione: che non ci sia Berlusconi di mezzo. Il cerchio non quadra: "Vogliono che Berlusconi non si candidi nemmeno in Parlamento per fare un accordo con noi, ma questa non è una resa. E' l'umiliazione", ha spiegato Quagliariello.

E allora? Il futuro sembra essere un ritorno del Berlusconi furioso spalleggiato da personaggi alla Santanché in un partito iper-fluido, che vada a caccia di elettori di centro-destra arrabbiati ma che non si ritrovano nella destra ex-fascista. Ha già cambiato idea mille volte e potrebbe farlo di nuovo. Perché in verità una soluzione non c'è: Berlusconi è finito, il centro-destra in cui ha comandato da solo per quasi vent'anni senza che una classe dirigente degna di questo nome potesse emergere non poteva che morire con lui. La vera sorpresa è che qualcuno si stupisca della fine del Pdl.

Foto | © TM News

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