I pogrom di Alba Dorata, il partito dei neonazisti greci

Tre afgani incolpati della morte di un operaio greco nella città di Patrasso hanno scatenato un vero e proprio pogrom da parte dei militanti del partito neonazista di Alba Dorata. A dire la verità, la protesta era già cominciata, condotta in maniera più o meno pacifica dagli abitanti della città. Ma con l'arrivo di circa 350 estremisti la situazione è degenerata. I militanti di Alba Dorata hanno assaltato, il 22 maggio, una ex fabbrica tessile abbandonata (provando anche a forzare il blocco con un bulldozer) in cui vivono centinaia di immigrati. Molti dei quali arrivano al porto di Patrasso con la speranza di partire alla volta dell'Europa ricca, salvo trovarsi incastrati in una città greca alle prese con una crisi disperata.

Non si tratta di una novità: prima ancora di ottenere il 7% alle elezioni e portare in Parlamento 21 deputati nelle elezioni del 6 maggio, i neonazisti greci si erano resi protagonisti di numerose aggressioni: nei primi tre mesi del 2011 almeno 60 immigrati pakistanti sono stati vittime di pestaggi. Anche se l'episodio più grave risale al maggio 2011, quando per tre giorni i quartieri multietnici di Atene furono protagonisti di veri e propri pogrom. Ai quali si aggiungono diversi casi di invasione dei seggi elettorali allo scopo di minacciare gli elettori e intimidire i rappresentanti della sinistra.

Difficile stupirsi: un po' perché secondo alcune analisi il potere politico greco - secondo la più bieca logica novecentesca - ha tutto l'interesse a fare sì che i greci vedano negli immigrati un caprio espiatorio su cui riversare le frustrazioni di una crisi tremenda che con l'immigrazione non ha ovviamente nulla a che fare. Un po' perché il programma politico di Alba Dorata parla chiaro: "Minare le frontiere per impedire l’accesso agli immigrati, espellere e incarcerare gli stranieri già approdati in Grecia, introdurre la pena di morte per lo spaccio di droga, vietare per legge i sindacati, applicare i diritti legati alla cittadinanza ai soli greci e i loro diretti discendenti, uscire dall’euro, nazionalizzare le banche e le risorse naturali".

E l'esaltazione iper-autoritaria di un movimento che si rifà al dittatore greco Ioannis Metaxas arriva ad avere anche aspetti grotteschi: nel corso della prima conferenza stampa post elettorale, i militanti di Alba Dorata hanno chiesto ai giornalisti di alzarsi in piedi e in segno di rispetto nei confronti del loro leader Nikos Michaloliakos: “Chiunque non intenda obbedire può andare via". Ma dove l'hanno trovato il 7% di voti che li ha permesso di portare in Parlamento una pattuglia così folta? Secondo alcune analisi dei flussi elettorali, il 20% degli abitanti delle zone popolari di Atene ha votato Alba Dorata. Ma l'aspetto più inquietante è che il partito di estrema destra ha avuto il 50% dei voti delle forze di polizia. E siccome già in passato furono denunciati legami tra l'organizzazione neo-nazista, le forze di polizia e le forze armate greche, la cosa suona allarmante.

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