Siria: le basi americane in Italia per l'attacco?

Quasi un centinaio le installazioni Usa nel nostro paese. E in due di loro si trova un totale di 90 testate nucleari.

Il piano di attacco di Barack Obama contro la Siria potrebbe prevedere il lancio di missili telecomandati a lunga gittata. E a conferma di questo arriva anche la notizia che gli Usa hanno chiesto alla Grecia di utilizzare una loro base. Le cose insomma si stanno muovendo, come dimostra anche il fatto che l'opposizione ha consegnato alle potenze occidentali una lista di possibili obiettivi. E l'Italia?

Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha fatto sapere che l'Italia non ha nessuna intenzione di partecipare a una guerra che non sia sotto l'ombrello dell'Onu, e visto che il veto della Russia (e forse anche della Cina) è praticamente scontato, la cosa è altamente improbabile. Ciononostante il nostro paese potrebbe avere un ruolo nella probabile guerra contro la Siria, visto che si trova in una posizione strategica e "vanta" al suo interno una miriade di basi americane.

Secondo gli accordi del 1954, gli Stati Uniti possono utilizzare le basi italiane per scopi bellici solo "a seguito di disposizioni Nato o accordi con il governo italiano". Il che significa che se la Nato darà mandato all'attacco l'utilizzo delle basi (se necessario) sarà scontato, altrimenti potrebbe comunque passare da un accordo particolare con il governo.

Abbiamo parlato di una "miriade" di basi americane in Italia, anche se solitamente se ne citano solo 7: Comiso e Sigonella in Sicilia, Gaeta e Latina in Lazio, Camp Darby (Livorno) in Toscana, Camp Ederle (Vincenza) in Veneto e Aviano in Friuli Venezia Giulia (a queste va aggiunto il Dal Molin). Queste sono le basi principali, in cui lavorano costantemente centinaia se non migliaia di soldati Usa (quasi 4mila solo ad Aviano); ma in verità ce ne sono moltissime altre sparse per tutta la penisola, come si può leggere in un documento della Difesa Americana sulle loro basi in Usa e nel mondo del 2007 (per l'Italia, pagina 87).

In totale si tratta di 89 installazioni americane in Italia, 12 per l'esercito, 21 per la marina e 16 per l'aviazione più 40 insediamenti minori. Per un totale 12mila soldati americani in Italia e 1.300 civili. Personale che però è concentrato nelle basi principali, visto che la maggior parte delle altre non hanno nessuna presenza e altre sono semplici depositi di munizioni. Beh, "semplici" fino a un certo punto, se si considera che sul nostro territorio l'esercito americano conserva decine di testate nucleari.

Cosa non molto nota al grande pubblico e della quale si fa (ovviamente) pochissima pubblicità. Ma tant'è: secondo l'ultima inchiesta a riguardo (condotta da Panorama) in Italia ci sono 90 testate nucleari.

Il nostro Paese all’interno di un accordo segreto con gli Stati Uniti che risale alla Guerra Fredda e che sarebbe stato rinnovato nel 2001, ospita un numero imprecisato di ordigni nucleari. Il nome in codice del progetto di difesa nucleare è “Stone Axe” (Ascia di Pietra). Nel rapporto “Us nuclear weapons in Europe” redatto nel 2005 dall’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, si parla di 90 testate allocate in Italia.

Bombe tutte concentrate nelle basi militari di Aviano, in provincia di Pordenone (50) e di Ghedi di Torre, in provincia di Brescia (40). Per la precisione, quest'ultima non è una base Usa ma una "base italiana con limitata presenza Usa".

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