Come funziona il presidenzialismo "alla Berlusconi"? E, soprattutto, si può fare?

ALfano Berlusconi riforma

Finalmente sappiamo qual era la "più grossa novità della politica italiana". Che il presidenzialismo sia una fissa del Cavaliere non è una novità. La famosa (o famigerata?) Commissione bicamerale voluta da Berlusconi e D'Alema nel 1997 si basava proprio sull'idea di trasformare l'Italia in una repubblica semipresidenziale sul modello francese. Poi però, quando ormai sembrava fatta, fu lo stesso Berlusconi a mandare tutto a carte quarantotto chiedendo invece il cancellierato alla tedesca.

Adesso, dopo quasi quindici anni, il Cavaliere torna alla carica parlando di presidenzialismo, ma citando come modello quello francese. Berlusconi e Alfano non sono scesi nei dettagli, hanno solo parlato di elezione diretta del Presidente della Repubblica tramite il doppio turno, come abbiamo appena visto nelle elezioni in Francia. Quindi è più corretto parlare di semipresidenzialismo. Che, nonostante il nome, dà al presidente più poteri rispetto a quelli di una repubblica presidenziale.

In Francia il presidente viene eletto direttamente col doppio turno ed è di fatto anche capo del governo, pur nominando un premier di sua fiducia. In linea teorica è possibile che il presidente debba "coabitare" con un premier di un altro partito ma, visto che le legislative si tengono assieme alle presidenziali, è un'eventualità molto improbabile. Il presidente francese ha quindi un potere grandissimo, e non può essere sfiduciato dal Parlamento a meno di motivi giudiziari. Al contrario, in una repubblica presidenziale come gli Usa, il presidente può trovarsi "azzoppato" da un Parlamento di segno opposto, che non può sciogliere.

Ora, al di là delle definizioni, il problema è un altro. Per far entrare in vigore un sistema del genere, bisogna rivoltare la Costituzione da cima a fondo, mentre per introdurre un cancellierato alla tedesca basterebbero alcune modifiche di minor conto e una nuova legge elettorale. Inoltre, come ha fatto notare tra gli altri Buttiglione, quello francese è un modello centralista, il che manderebbe all'aria tutte le riforme in senso federalista portate avanti dallo stesso Berlusconi negli anni, In ogni caso, occorrono i numeri in Parlamento e il tempo per mettere a punto la proposta.

Le leggi di riforma costituzionale devono essere approvate a maggioranza assoluta, con tre mesi di intervallo tra una votazione e l'altra nei due rami del Parlamento. E non entrano in vigore subito, ma entro tre mesi si può chiedere un referendum abrogativo, nel qual caso la legge non può entrare in vigore. Insomma, riuscire a fare tutto questo in meno di un anno, anche ammesso che ci sia una maggioranza, sembra impossibile. Tutto questo Berlusconi lo sa, tanto è vero che non ha mai proposto una riforma così sostanziale quando era al governo e aveva un'ampia maggioranza. E allora questa "grande novità" è l'ultima carta per uscire dall'angolo o un modo, come direbbero a Roma, per "buttarla in caciara"?

Foto | ©TMNews

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